Le stalle, le cantine sono senza finestre; nel trebbiale superiore si coreggia la segale.

Se da una parte queste abitazioni sono asciutte, sane e comode, la quantità di legnami onde sono costrutte presenta mille pericoli d'incendio, tanto più da temersi per i venti e per la mancanza assoluta d'ogni istrumento atto a spegnerli. Morasck, pochi anni sono, ardeva interamente.

Il Formazzese, come gli Alpigiani in genere, si nutre di patate, di carne salata, e beve vino ed acquavite. Sono golosi di caffè. Anticamente non si faceva il pane che al fine di novembre per tutto l'anno; ora suole farsi almeno due o tre volte all'anno.

Ho visto più d'una volta la famiglia d'un agiato Formazzese assidersi senza distinzione fra il capo ed il servo ad una pulita tavola di acero, in mezzo della quale stava un gran piatto, in cui tutti pescavano colla forchetta o col cucchiaio; antichi costumi che i Formazzesi conservarono gelosamente sino al giorno d'oggi.

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Ora i calzoni lunghi, la casacca di frustagno o di panno e il cappello di feltro hanno dato il cambio alle lunghe calze bianche trapunte, alle brache, al panciotto rosso, all'abito a grandi tasche, nonchè al cappello a larghe tese. Nell'inverno le gambe per diguazzare nella neve coprono con uose di lana sino al dissopra del ginocchio; alcune cordicelle legano alla scarpa la falda che copre il collo del piede. Alcuni fra quelli che furono in Roma recano ai patrii monti l'uso incomodo di quel cappello cilindrico — che rappresenta sì bene le tendenze artistiche del secolo — con non poca antitesi col resto dell'abito.

Le donne, che vent'anni sono coprivano il capo d'un pittoresco cappellino adorno di nastri, lo coprono ora con un fazzoletto rosso annodato alla nuca. Il seno è coperto da un panciottino a varii colori, dal quale spunta attorno al collo un pizzo. Le vesti raccorciano la taglia e giungono a mezza gamba: nell'inverno sono di panno sottilmente piegato; le braccia ed il dorso coprono con una giubboncella a lunghe maniche. Nessuno va scalzo; gli stessi zoccoli in legno sono poco in uso. Nei giorni festivi principalmente il loro uniforme vestire è notevole per pulizia.

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La fonte del benessere dei Formazzesi consiste negli ampii pascoli, dei quali si vantaggiano gli altipiani e le convalli superiori, per cui ben mille bovine vi traggono dalle proprie stalle e dall'Antigorio. Una parte di queste scende poi a svernare al piano. Falciano una volta all'anno il fieno nelle praterie meglio soleggiate, ed alquanta segale che non cresce sempre a maturità. In tutta la valle ho veduto un solo albero fruttifero nell'orto di una casa in Fracco, un povero ciliegio bramoso di sole e di nutrimento che intisichiva.

Sul finire dell'estate, i Formazzesi più danarosi attraversano il Gries per recarsi alle fiere di Meyringen nell'Oberland, ove fanno incetta di giovenche e di vitelli che con loro infinito disagio conducono poi di qua dai faticosi gioghi del Grimsel e del Gries ai mercati di Domodossola, soddisfatti di un guadagno poco proporzionato a sette giorni di viaggio disastroso.