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I Formazzesi sono di statura piuttosto alta, nerboruti, agili e svelti.

Le donne sono più notevoli per robustezza che per avvenenza di forme, e meglio ritraggono la seria impronta dell'antica patria, che non la gentile finezza del profilo italiano.

Quanto all'indole dei Formazzesi, sì largamente dotati dalla natura di saldissime membra, mi parve ottima. Del resto nella valle nè polizia, nè milizie comunali. Pochi doganieri perlustrano i confini nei quattro mesi della bella stagione.

Le furie sanguinose della vendetta e della gelosia non agitano i loro cuori, in cui le passioni per l'indole pacata e riflessiva, pei nodi fratellevoli del sangue, per influsso della fede, e fors'anche per effetto benigno dell'aria che tutto volatizza, hanno meno impero che non avrebbero altrove.

Ho già notato altrove che la maggior parte — e doveva dire la migliore — della gioventù maschile emigra a Roma. Avvenutomi un giorno in un crocchio di garzoni di recente ritornati da quella città, avendoli richiesti dell'arte che praticavano, uno d'essi risposemi: — vi eravamo ministri.

Non crediate che i dabben uomini governassero colà il periglioso timone della pubblica cosa, come si crederebbe a prima vista da noi. Presso il popolo a Roma ministro è semplicemente il garzone di bottega. O ambiziosi!

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Tutta la valle era anticamente una foresta, come lo indica lo stesso nome dei villaggi. I primi immigrati sterparono le foreste del piano, conservando a sicurezza della valle le folte boscaglie che vestono i monti, senza la quali in pochi anni l'intiera vallea sarebbe un deserto, un caos di frane, di ciottoli — forse il letto d'un ghiacciaio.

Da Unterstalden alla Frua (1885 m.), oltre la quale non trovai che tre o quattro pini nei valloni di Kerback e di Morasch, s'elevano veri Dei Penati della valle, migliaia e migliaia di pini, di larici e d'aceri in foltissime foreste.