L'amore, la brama di gloria, il pensiero dalle mille forme, tutte le illusioni che trovarono sulla terra l'agghiadata parola dell'indifferenza, lo sprezzo, il disinganno, volano sulle ali dell'aspirazione a popolare coi sogni d'una vita migliore quei mondi fantastici...

Quante volte seduto fra l'ombre d'una pianta viaggiai nel mio passato!

I fiorellini delle zolle muschiose mi narrarono spesso l'istoria dell'infanzia paurosa, malaticcia, in cui fra i timori del pensum e dell'aggrottato cipiglio del magister e le paure febbrili delle fantasime notturne, io levando ai tuoi mondi con invocazione le manine, chiedeva per volare a te delle ali!

Le giovani frondi dell'albero mi ricordarono i primi battiti del cuore spensierato, e le gioviali risa della bella adolescenza, in cui la larga vena d'affetti esuberante dal cuore si spandeva in mille ciarle e perchè agli uomini e a Dio... Quando non trovava che cere indifferenti e scherno ai miei sogni, io chiedeva delle ali per volare a te!

Quel pino desideroso di luce che si slancia nell'aere mi racconta la stagione della prima giovinezza, stagione di focose aspirazioni, tutta fede ed amore per la patria e per la donna.

Passa qualche anno; uno, due, tre; pochissimi e brevissimi, e la patria ti si mostra quale palestra in cui un'infinita turba s'arrabatta lottando d'astuzia e di frode per strapparsi di mano un cencio di porpora!

La donna... no, no, io non dirò ombra di male di quest'essere misterioso che s'aggira fra di noi, benchè una miriade d'idee crucciose, sarcastiche al nome di donna abbiano intrecciato nelle cellule della memoria una ridda sfrenata da cacciarmi addosso l'emicrania. Che vale il lagno, l'imprecazione contro una divinità che con un girare d'occhio, un sorriso, una lacrima, ti fa baciare commosso la tua catena?

Via, lettore, non temere che io con desiderio indiscreto cerchi da te d'essere alla mia volta guidato nel viaggio attraverso al passato, al presente ed alla speranza della tua vita; io non ne voglio conoscere le pagine, nè ti voglio sciorinare della mia se non le tersissime.

Ad ogni modo ti auguro salute — anco un tantino per mio amor proprio — affinchè io ti possa rivedere presto col bastone in mano, il cappello a larghe tese sul capo e il sacco sulle spalle battere alla porta dello zingaro e:

Oeh! l'alba è sorta: affrettati ad allacciare i borzacchini ferrati, o maestro, che io t'aspetto impaziente.