Il cielo s'era rasserenato, e le stelle luccicavano più di prima.

Una buon ora prima dell'alba la frescura destava i compagni e tutti ci mettevamo in cammino, onde poter giungere prima del giorno sul culmine del picco alpino: sul quale arrivammo quando le ombre della notte, lottando invano colla luce, fuggivano nelle valli più anguste, nelle selve più folte, nei torrenti più profondi, mentre poco a poco il bacino dell'Ossola spogliavasi dei vaporosi veli dell'umida notte, ed i primi crepuscoli disegnavano con mano malsicura i profili dei monti sull'orizzonte biancheggiante.

La notte a veloci passi fuggiva, avvolgendosi ne' suoi veli trapunti, ai poli opposti; dopo l'alba, l'aurora, il sole, e tutto è colori e vita.

Da quel culmine, da cui un contrafforte si stende verso occidente collo Stafel alla Punta d'Arbola, si ha d'attorno una mirabile vista. A sinistra, laggiù, la valle di Formazza, le cortine dell'Hireli; e più in là verso il nord, qualche picco delle alpi Ticinesi; al nord, verso il Gries, tutte le piramidi più eccelse, dal Gigeln al gigante di queste valli, il Blinnenhorn, colle grandi ghiacciaie che qua e là interrotte da valloncelli o da rupi, formano corona alla Formazza; e verso il meriggio i monti dell'Ossola sino al Lago Maggiore. L'anima esaltata credeva sentire con divine armonìe cantare: esulta, tutto ciò che vedi è tuo! . . . . . . . . . . . . .

Anche gli altipiani deserti, le nevose o sterili roccie, che di quassù appaiono alla nostra destra, di qua e di là del confine, malgrado tutta la loro incresciosa aridezza e la mancanza di ogni vegetazione, sono imponenti. Nulla sull'alpi senza parola, nè le murene, nè le fonti, nè le ciottolaie, nè le nevate. Ciò che altrove sarebbe insignificante, qui ti colpisce pei vivi contrasti.

***

La nostra peregrinazione è finita.

Se voi ne accompagnaste pei laghi, per le valli, e vi siete arrampicati su per le vette alpestri con quel piacere con cui io ho cercato di svagarvi la mente intrecciando alle descrizioni le leggende ch'io raccolsi con amore, e le fantasie spesso incomposte che destò nella mia mente la variatissima natura, non volgerà, io credo, molto tempo che io ritornerò con maggiore sicurezza d'animo ad offrirvi la mia compagnia per zonzare in altre contrade della nostra bella Italia.

Tuttavia seguendo le pedate di certi stranieri e nostri scrittori, io potrei benissimo, ad ingrossare il volume già soverchio, intitolare un nuovo capitolo col nome, ad esempio, del Cantone Ticino, e poi, senza movermi d'un passo, infilarti una insipida tiritera sulla libertà, sulla democrazia, sulle legnate che tempestano qualche volta nelle elezioni politiche, sulla legge agraria — e altre somiglianti reminiscenze di diari mal digeriti — la quale non mancherebbe di convincerti... che io non so cosa dire.

Perchè non potrei io ancora condurre il lettore gentile nel bel paese della fantasia? Chi può negare che non siano quelle le più felici contrade?