Chi visitò i luoghi più famosi per la magnificenza, o la serena bellezza, od il terrore da cui natura li ha improntati, avrà trovato senza dubbio una folla di visitatori che profonde in punti d'esclamazione quanto sente, o crede, o finge di sentire. Di questi, quelli che sentono con palpito le parole del creato, raro è non tacciano; i secondi si svaporano in iperboliche frasi di romanzo. I terzi sono però i più curiosi: senza la buona fede dei secondi, non volendo ammettere in se stessi la negazione delle facoltà più sensitive, s'abbandonano a rompicollo alle declamazioni d'un lirismo che in nessun modo può sollevarsi da fior di terra.

A cavaliere di un bel poggio fra le deliziose colline — bellissime fra quante vedere si possano — che adagiate lungo il Po, formano una catena lussureggiante di verzura in prospetto di Torino, sta un antico convento di cappuccini. Di lassù ampia, variata, stupenda la vista: il Po, Torino incastonata fra i suoi viali, un campo che è un immenso giardino, e in fondo, in giro, le Alpi, dalle marittime alle pennine in tutta la loro maestà. Un cotale con cui era salito lassù, dopo una fiumana di asmatiche declamazioni lardellate di citazioni storiche a fascio, da Annibale a Napoleone per Carlomagno, tacque ad un tratto — la vena era esaurita. Terminava l'inneggiare asserendo che chi non avesse ammirato addovere quel quadro e la stessa cornice, meritava di subire almeno almeno la sorte di Fetonte.

Dopo qualche istante, a mezze labbra e facendo lo gnorri, gli susurrai:

— Che Creso sarebbe il possessore di questo campo fertilissimo cinto dall'Alpi ed irrigato da dieci fiumi!

— Veh! la prima idea che mi venne in capo quando m'affacciai a questo spettacolo...

— E poi dicono, pensai tra me, che la prima idea non è la più giusta!

Non so se questa sarà pure la prima idea che frullerà in capo a voi infaticabili amatori della natura, sul culmine del Monterone, ove la prospettiva compensa generosamente la fatica — prospettiva che non la cede per nulla in estensione ed in varietà a quelle più rinomate dei monti della Svizzera: — io però a conforto della maggior parte di voi, vi ho serbato fino a quest'istante una sorpresa la quale non influirà poco sui giudizi che darete della grandiosa scena... Vi dirò adunque che certo Cobianchi Intrese ha eretto nel mezzo di amenissima alpe un eccellente albergo... non vi dico altro...

Buon viaggio; buon appetito non v'auguro... ve n'accorgete quando sarete giunti lassù. Ammirato il quadro, refocillato lo stomaco addovere, discenderete giurando che chi visita il Verbano e non il Monterone gli è come s'andasse a Roma senza vedere il papa — e che il Cobianchi, considerato il benefico influsso della sua ospitalità, merita almeno di essere insignito cavaliere... della tavola rotonda.

VI. I piroscafi. — Una donna che mangia. — Gli stranieri. — I laghisti. — Primato mascolino. — Il concertista di Cannobio. — I contrabbandieri. — Rivista di sponde.

Tanti paesi, tante usanze.