Non v'è mai capitato no di condurre un bimbo a compra di balocchi pelle strenne di capodanno?
In mezzo a tanti cavalli, soldati e generali e cannoni di legno, eroi dal capo di cartapesta, asini col pelo, e pupazze cogli occhi vivi di cristallo, pallottole, racchette, cerchi, palloni volanti, archi e freccie come al tempo in cui Amore saettava, tamburi per rompere la testa ai vicini, trombe da chiamare in casa l'emicrania, fischietti e scuriade ed altri amenissimi trovati per assordare il mondo e rompere le scatole a chi li ha in casa, in mezzo a questo caos babelico il piccino non sa che scegliere; l'uccello dalle penne dorate par vivo; ma il cane abbaia...... la carrozzina corre in giro da sè stessa..... Così avviene a me in cerca d'un romitaggio ove riposarmi qualche giorno. Sesto-Calende, malgrado il nome romano, le memorie d'Annibale, l'antica abbadìa, i barconi che scendono il Ticino che vi sgorga dal lago, non mi rattiene. Di contro, a Castelletto su Ticino, ho perduto mezza giornata fantasticando, attorno al castellaccio, sui casi della Bice del Grossi. Angera, la città del sole — da non confondersi con quella di Campanella — mi rammenta un proverbio laghista, alla cui sola memoria mi sento bagnare la camicia. Ispra, quasi sul piano, in fondo ad un seno deserto, colla prospettiva di ampio tratto di lago e del Vergante..., ma il mausoleo alla contessa Castelbarco inspira troppo mesti pensieri.... Lesa tranquilla in placido golfo.... Belgirate ariosissimo.... Veh! Dimenticavo di notare come sia impossibile vedere la sponda destra del lago senza guardare ed ammirare l'ampia e solidissima strada al Sempione che si stende, a seconda dei seni e dei promontori, come un orlo bianchissimo tra la verzura della pendice e l'azzurro dell'onda. Non ultimo vanto di Napoleone è quest'opera degna dei grandi secoli di Roma. Al pari di Roma egli lasciò dovunque traccie di quel genio che volava sì alto sull'ali dell'aquile vittoriose da obbliare come gli uomini di quaggiù fra le altre miserie hanno un cuore. Tuttavia non v'ha, credo, Italiano che, malgrado il ricordo dell'ingratitudine sua verso la madre, la quale pure sola lo amò senza tradirlo mai e gli perdonò senz'amarezza di rimproveri, non abbia dimenticato Campoformio al racconto della passione di Sant'Elena.
VII. Lesa e Manzoni. — Ciarle letterarie. — La calma.
Oh! quante volte ai posteri
Narrar se stesso imprese,
E sull'eterne pagine
Cadde la stanca man!
— Anche voi discendete qui? Mi chiese un biondo Alemanno che m'aveva udito susurrare a mezze labbra la bella lamentazione del Manzoni alla morte di quel fatalissimo.
— E perchè no? Risposi a quella simpatica fisonomia. Voi scendete per...?
— Vedere quel poeta i cui allori furono invidiati dal nostro grande Goethe.