Manzoni, Rosmini, D'Azeglio sono tre nomi che spargono una bella luce sul Lago Maggiore. Niuno dei tre nacque sulle sue sponde; ma chi passando innanzi a Lesa, a Stresa, a Cannero non ricorderà la loro dimora, le opere per cui il loro nome corre illustre?

Mi ricordo che la prima volta in cui m'apparì Arona, tosto mi corsero alla mente le lettere di quell'anima sì altamente innamorata della natura ch'era il Foscolo, nelle quali, scrivendo all'amico Bottelli, si lagna spesso che i tempi incerti e l'indole irrequieta gli tolgano di riposare ancor lui in mezzo a tanto sorriso di cielo e di terra e d'onde.

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Chi dona al volgo, inimicizia compra.

Prov. ital.

Le chiacchere col buon Tedesco mi fecero nascere molte riflessioni sopra alcune qualità negative — almeno in questi tempi — degli italiani.

Credo — vorrei ingannarmi — che la gente italiana considerata nelle masse, fatta astrazione delle individualità, sia appetto delle nazioni più colte dell'Europa, Francia, Inghilterra e Germania, quella che si dimostra più apatica per tutto quanto sorge dalle arti.

Non illudiamoci col passato. Tanto le individualità sotto ogni aspetto non patiscono confronto, quanto le moltitudini sono incuranti, senza alcun entusiasmo o slancio per tutto che non solletica la fregola animale dei sensi.

Spogliamoci una volta di quel falso amore di patria che pretende un primato in ogni cosa.

Un dì — giova sperarlo ed augurarlo come grande ventura per la nazione — conquistata da senno l'indipendenza e la libertà, sotto le rugiade feconde della pace, rigermoglierà fra gl'Italiani raccolti finalmente ad un solo focolare la religione delle arti; allora forse le sapranno onorare con quella riconoscenza a cui hanno diritto. Esse sole mitigarono colle divine illusioni della speranza l'acerbità di grandi dolori; per esse eterne le glorie, sacre le sventure della nazione.