Mercede al genio fu quasi sempre sola la coscienza. Onoriamo la memoria dei nostri grandi: sbattuti dai tempi fortunosi e dall'ingratitudine non s'avvilirono. Siamone alteri — Se uno dimenticò che il dolore e la miseria avvivano lo splendore del vero merito, cento elessero il soffrire.

Siamone superbi — nessuna nazione può forse menarne sì giusto vanto.

Ma non dimentichiamo mai come finora fummo ingrati verso di loro.

***

Arco sempre teso si rompe.

Prov. Ital.

M'inganno, o tu non hai sentito il cuore battere così tranquillamente come oggi. Ho spinto la mia barchetta nel bel mezzo lago fra il golfo di Feriolo e quello di Laveno: i remi giacciono stillanti in fondo ad essa — quasi immobile fra la calma delle onde. Il corpo abbandonato a poppa sul tappeto, sorreggendo il capo con ambe le mani, puntati i gomiti sull'orlo della navicella, guardo l'acqua che s'increspa leggermente attorno alla carena, l'ampia pianura che riflette gli albori del tramonto — e sto pensando — a niente — o meglio al tutto.

Una brezza sottile sfiora con ali delicate l'onda e mormora un mondo di cose. L'ascolto confusa colla voce delle campane stormenti a riva — poi il tintinnare cessa: il cielo è sereno, l'aria tranquilla, tutto è pace, armoniosa tranquillità — e allora sento più distinto il sommesso ciarlìo della brezza.

— Tranquillità! Voi vi anelate nell'intimo dell'anima, mentre il vostro orgoglio fa della vita una continua battaglia! Un dì trovate la quiete che bramaste — il dì che per voi si schiude una tomba. — Nel giovin cuore avvampa la fiamma d'amore con slanci al settimo cielo — o trova ripulsa, ed erompe un grido disperato — o corresponsione, e dopo qualche tempo l'amore non è più che un'affinità simpatica di traspirazione. Dall'amore aspira alla gloria. Avversa fortuna, impotenza d'ali, impazienza la negano — o l'ottiene — morto. Deluso, la patria gli stende le braccia come la donna che sola si ama senza sazietà e senza rimorsi.... Ne ha — forse — ricchezze ed onori che galvanizzano il cuore sfibrato.... Ma dove la quiete che pure la natura v'insegnò ad amare? — Non nei trasporti dell'amore — non nella lotta contro l'invidia dei consorti Farisei — non nelle allucinazioni delle notti studiose — non nel tripudio dei baccanali. Bada, veh! a quanto ti dicono le onde sfiorate: fuggi la tempesta; — gli ombrosi declivi dei colli: quiete; — il cielo sereno: purità di desiderii....

Ma che sarebbe degli uomini se tutti li compenetrasse questo soave linguaggio della natura?