So questi suoi affanni, e vengo a consolarlo. La veda, per ingegno io in paragone del mio amico era la formica presso l'elefante; ma io dalla prima gioventù aveva imparato assai sul gran libro della società umana io sono sempre stato uomo, e lui invece quando di poeta... Ma, Gesummaria, di questo anche troppo le dirò!

Trovai Don Bussolini chiuso in casa, mentre per l'innanzi egli soleva studiare passeggiando, perocchè lo spettacolo della natura, egli diceva, invece di distralo, armonizzava felicemente in lui collo studio. Allo stropiccìo dei miei piedi si volse, s'alzò in furia dal tavolo a cui stava tutto intento sopra un librone, e gettatemi le braccia al collo, avvinghiandosi affettuosamente alla mia persona, sclamò:

— Benedetto il mio Beppe! Tanto ti aspettava!

— Delusioni, non è vero, o Bussolini?

— No, non delusioni, ma una scoperta, che per me si è una vera America della mente. Siedi e ascoltami attentamente. Io non so se gli editori abbiano o no ragione: so però che io non ho acquistato un nome, per cui mi si debba aprire un varco nella ressa che assiepa il tempio della gloria! Ma ora il mio buon genio mi additò un mezzo portentoso, irrepugnabile, per cui il mio nome volerà ben oltre i confini della povera Mergozzo!

E mi spiegò come il poema dantesco contenesse in se stesso quasi un altro poema, quando si trovasse il modo di scoprire il senso recondito in ogni terzina capovolta, rifusa, senza però nulla togliere, od aggiungere delle parole, conservando così e numero e dizione: aggiungeva poi che ogni terzina era strettamente legata alla susseguente pel senso, cosa che ad evidenza dimostrava, che l'Alighieri aveva impresso ne' suoi canti questa doppia espressione, manifesta fattura del vate divino, e non frutto di un casuale gioco di parole. La Divina Commedia, contemplata da questa faccia, non era, al dire del Bussolini, creazione meno gigantesca per concezione e profondità di pensieri.....

Poco tempo dopo ricevo novelle dell'amico mio; sì grande per lui la necessità di trovare un essere che comprendesse il suo trovato, i suoi studi, che egli partiva per Milano. Ivi bussò alla porta di quanti avevano fama in capitolo.... mi scriveva:

— Beppe, è venuta l'ora da te profetizzata! A Milano non trovai che un'anima sola, la quale si sia commossa al mio racconto. Quest'anima benedicila con me; mi ha ascoltato senza ridere della mia favella selvaggia; — sì, ho capito di non conoscere il gergo dei sapienti! — Quest'anima mi ha dette poche e confortevoli parole. È Manzoni.

Torino, Parigi, o signore, risero come Milano di Don Bussolini. I sapienti non hanno che il loro orgoglio invece d'un cuore; adunque?

A Londra, Rossetti, blandendo l'infelice strapazzato, lo fece di leggieri travedere Dante sotto la sua gotica lente.... Ahi! come il rividi! Dove l'occhio sfavillante e scrutatore? Dove la serena fronte? Dove l'amabile sorriso? La mente tentennava. Disperato delle voluttà dei mondi intellettuali, da cui lo aveva precipitato con sì amaro disinganno l'altrui glaciale indifferenza, l'infelice con reazione che gli costò senza dubbio orrende torture, si gettò nelle braccia della voluttà della materia.....