— Dove ti pare; al largo. Quest'oggi desidero l'acqua, lo specchio del cielo. V'ha sulla terra cosa alcuna più bella dell'acqua? I fiori? Ecco, il vento solleva in minutissima polvere il maroso e distende al raggio del sole un vaghissimo iride contesto di rose, di garofani e di viole. Al fondo del mare i recessi delle ninfe stanno ornati di perle e conchiglie a tutt'i colori, dal languido della rosa al vivido del garofano, dall'azzurro dell'ortensia (ne ho visto delle azzurre), al candido del gelsomino.

V'ha forse cosa più necessaria dell'acqua? Sei ammalato? Acqua. Vuoi forza, elasticità muscolare? Acqua. E tu, come il globo, che sei? Per quattro quinti acqua. Chi fece la terra? L'acqua. Chi la nutre, la feconda, la sana? Che cosa è il vino? Acqua.

Altri cantò a lungo le piante, gli angioli, i fiori e l'asino: perchè non canterò io l'acqua, questa madre della natura? La voluttà del correre su dorata quadriga e sollevare colle ruote corruscanti la polvere del corso più lieto di dame, può forse paragonarsi a quella del sorvolare con agile schifo sull'ali del vento le onde cristalline di un lago, d'un bel lago? Voga, voga, gondoliere: vedi come la brezza, scherzando, arriccia la mia capigliatura, come un'innamorata al suo caro? Che mi guardi dal cadere?... Lasciami specchiare in questo cristallo sì terso: forse scoprirò nel fondo qualche bella ondina amoreggiare fra i canneti con un silfo. Può mai la bella affidare le membra purissime a più soffice letto? Oh! come tranquilla la sorregge! Come l'onda increspata lambe amorosa e ricerca i tesori del seno ed avviticchia pudica il corpo candido colle treccie copiose!

Oh l'acqua! E i fisici poterono affermare, sacrileghi, che dessa non è un elemento, come credettero i nostri padri? Dove vi fermerete, o insolenti, colle vostre scoperte? L'acqua è il primo elemento: trovatemi un poema che di lei non parli.

Omero canta l'onda ch'egli sentì morire in un flebile lagno sui ciottoli delle sponde greche. Virgilio le bricconate d'Enea in faccia all'oceano, senza il quale come sarebbe egli fuggito alla passionata Didone? Come sarebbe venuto a fondare quella Roma che... ecc., ecc.? Senza l'acqua avrebbe potuto Dante fare il più tremendo augurio a Pisa? Ma lasciamo da parte Dante: questo poeta s'intende che è stato letto, chiosato, commentato da quanti sanno leggere... Dante. Per la stessa ragione omettiamo il Tasso, l'Ariosto e gli altri poeti italiani. Shakespeare, obbedendo a questo irresistibile impulso dei poeti, trasportò la Boemia sulle sponde dell'oceano, forse per consolarla colle libere aure marine del paterno reggimento degli Absburgo. Byron ad ogni pagina canta la tempesta del mare e della mente: senza il mare egli non avrebbe attraversato a nuoto l'Ellesponto, e non avrebbe scritto le più belle pagine del Childe-Harold, e non avrebbe anzitutto avuta la soddisfazione di far annegare il suo maestro di scuola nel D. Giovanni.

L'acqua fa le vendette dei discepoli e dei popoli. Barbarossa annegava nel Cidno. La Beresina puniva il novello Cesare. Senza l'acqua, Mosè non avrebbe scampato dalle ugne di Faraone gli Ebrei, questa razza così degna d'ammirazione sotto l'aspetto politico, religioso, universitario ed artistico. Se questo è il più tremendo prodigio delle antiche scritture, delle nuove, dice un Intrese, il più notevole è senza dubbio quello delle nozze di Cana......

Senza l'acqua, senza il mare, Venezia non sarebbe giunta la prima al Cattaio, e Costantinopoli non si troverebbe in bocca al mare dei Russi. Senza il mare Colombo non avrebbe scoperta l'America — che non si chiamerebbe America; — senza il mare, che sarebbe la flotta inglese e la fama di Nelson? Che sarebbe stato di Gama, di Cadamosto, di Marco Polo, di Diaz, di Magellano, di Cabotto? — Certamente lord Franklin non sarebbe perito di fame e di freddo nei deserti polari.

Il mare è la sorgente delle immagini più sublimi dei poeti e Gian Paolo Richter, quel gran pensatore, come avrebbe potuto asserire, che l'idea della vita avvenire è per l'uomo quale un punto nell'immensità dell'oceano allo stanco navigatore, se....

L'acqua (e con questa faccio punto) fornì al divino Petrarca l'immaginoso paragone:

«O felice colui, che trova il guado