Con questo sistema, scrivendo difilato di tutto e di tutti, io, sapendolo fare, avrei scritto un librone in-folio, ed il lettore non l'avrebbe comperato per non saperlo ficcare in tasca. È vero, salto di palo in frasca; ma v'assicuro che ciò è unicamente per darvi agio a respirare. Insomma ditemi il vostro piato.
— Voglio dirvi che voi non mi avete ancor dipinto qualche singolarità in mezzo ad una natura pur singolare per varia bellezza.
— Giuggiole! E dove la prendo io?
— Lo scultore del fango forma una Venere, e voi mi fate viaggiare in lungo e in largo il lago........
— Annoiandovi?
— L'avete detto. Voi non mi parlate che degli alberi, delle montagne e delle onde. Pare che il lago non sia abitato.
— Ma e Manzoni e Massimo d'Azeglio?
— Eh! Si conosceva come gente di casa, quando voi senza fallo eravate ancora cullato dalla balia colla cantilena del ninna nanna.
— Che volete? Conversare dei morti non mi talenta, e dei vivi, quand'anche potessi loro conferire l'immortalità, non ne ho punto voglia. Se alcuno non trova il suo tornaconto, se la pigli col lettore indiscreto. I nomi maiuscoli di quelli che fanno parlare di sè in Italia, è inutile che io li ricanti. Parlare di sconosciuti è cosa poco allettevole per voi e pericolosa per me, chè nella lode non avrei sempre la sanzione dei conterranei del genio incompreso.
Tutto il lago possiede uomini d'ingegno vivace, senza farne però gran caso: tutti i libri di laghisti pubblicatisi vi ebbero pressochè nessun esito. Non avete mai veduto in un frutteto un albero chiomato di fronde rigogliose di fiori e di frutta lasciarsi involare dal vento i più odorosi e le più saporite? Il laghista non legge.