L'uragano è precipitato; la schiuma dei fiotti vola a larghe falde nell'aria per ricadere sopra la nostra gondola in finissima pioggia. Col vento in poppa, con mezza vela in asta l'invernone ne cacciò in poco d'ora dalle coste amenissime d'Intra fin presso Cannero. Allo svolto del monte, che si protende sul lago tra Cannero e Cannobio sotto al sasso Carmeno, il lago cambiò fisionomia. Un violento aquilone si abbatteva dalle gole del S. Gottardo sul lago. Una terribile lotta s'impegnò tra la tramontana e l'invernone. Le onde risospinte, mozzate, sbattute non avevano più direzione. Il lago era tutto bollente d'ira e di schiuma, mentre il cielo era tutto fuoco, ed i monti echeggiavano sordamente alle incessanti scariche dell'elettricità. Di quel lago sì variamente bello di monti e colline verdissime, d'onde azzurre del sereno del cielo nulla più appariva.
Il vento sibilava sinistramente nelle pinete; le strade deserte dalla popolazione chiassona; le onde emulanti il furore del mare, mentre la grandine ed una pioggia a rovesci formavano una fitta cortina, fra cui apparivano in lontananza i paeselli a riva, a mezza costa, le isole in mezzo ad una tinta grigiastra. Dappertutto la forza, la maestà del temporale: la grazia era scomparsa.
Il gondoliere abbassò ad un tratto la vela e fu in tempo. Le onde mentre alzavano alta la prua si gettavano da poppa sulla gondola. In quel tramestio il vento ne cacciò — i volti impallidirono — fra le torri dei castelli di Cannero, mura liscie, nere, senza porte, a picco nel lago da cui sorgono.
Il loro aspetto tra il castello feudale, la prigione ed il covo di pirati è sinistro. Quando questi solitarii avanzi del delitto guardano dalle oscure occhiaie la ripa vicina, le piante rabbrividiscono. Più d'una divenne paralitica.
Il vento entrando nella fessura dei muri, dalle finestruole, dalle fuciliere strideva orribilmente. Al barcaiuolo omai sfinito parve di sentire in quelle abbandonate stanze risa di scherno, che gli diacciarono le ossa.
Mi assicurò che erano le ombre dei cinque fratelli pirati già re di quello scoglio. Per nostra fortuna l'aquilone in quel momento abbatteva il suo rivale: dietro al castello verso Cannero potemmo gettarci sopra una piccola spiaggia in faccia all'isolata torre della Malpaga. La barca tratta da quella furia di vento girò sopra se stessa rapidamente, passò innanzi alla torre, quando un'onda la sollevò in alto per stritolarla un momento dopo sulla scogliera. La notte era discesa cupa, oscurissima: in quella tenebrìa non si sarebbe potuto scorgere anima viva!
Il barcaiuolo, tremante, accennava al chiarore dei lampi una frotta di spazzacamini già naufragati poco lungi presso Cannobio, che diguazzando cercavano colla rabbia della disperazione di salvarsi sopra i frantumi della barca. Quei volti gonfi, dai capelli verdastri, erano orribili. La caliginosa tinta lottava invano colla pallidezza cadaverica: gli occhi roteavano con sguardi di desiderio, di terrore nell'agonia. Un piccolo ragazzo fra i naufraghi era giunto ad impadronirsi d'un remo. Suo padre gli chiedeva aiuto, una mano per salvarsi. Il ragazzo attese che il padre fosse vicino, e con un colpo della rastia gli fracassò le cervella. L'annegato calò a fondo e ritornò a galla presso il figlio: afferratolo pei piedi lo sbalzò dal remo. Ogni frusto della barca era l'oggetto d'una lotta. Avviluppato nella vela, legato, soffocava il vecchio arruolatore di quei neri operai, invano chiedendo aiuto: una dozzina di ragazzi stringeva colle braccia convulse il corpo galleggiante di chi li nutriva.........
Intanto presso Pino appiedi a quel crocifisso, che stende invano le braccia ai naviganti, succedeva una scena poco dissimile. Uno schifo, su cui due fidanzati, urtava in quella roccia e tutto spariva.... In quella notte l'annegata veggendo il suo caro dormire fra l'alghe in fondo al lago, leggiera si spiccò alla superficie e dopo mille tentativi inutili, colle mani sanguinose potè appigliarsi ad uno sterpo, che sorgeva in una fessura della roccia.
Lo sterpo è sufficientemente robusto: ancora un istante e la bella è salva, quando ad un tratto il suo corpo è strettamente avviticchiato. Prega la misera, prega, supplica, assicura, giura che lo farà salvo fra un istante: ma tutto è vano.
Ella sente smarrirsi le forze, sdrucciolare sull'ammuffata roccia, lo sterpo sbarbicarsi per il soverchio peso..... la brutta morte s'appressa nuovamente inevitabile.