No, questa non è la nostra tribù. Il lezzo della società non fu mai la parte del mondo che ne sia piaciuto di notomizzare, anzitutto per un certo istinto d'avversione alle dissecazioni, d'orrore per la tabe; e poi perchè sappiamo per durata esperienza che gli è impossibile il compiacersi, come oggi si fa con tanto studio, nel diguazzare in quanto ha di più sucido il maremagno del vizio, sia brutalmente spudorato o sia inorpellato da larva di passione, senza inzaccherarsi un tantino i sandali, quand'anche vi aggiriate nelle eleganti sale ove non si balbetta motto a vanvera — ove, non come nel trivio, manca la scusa della malsuadente fame e dell'ineducazione: perciò se mai solleticava le papille della vostra curiosità brama di una storia terribile d'uno zingaro dalla bruna tinta e dallo sguardo felino, che d'avventura in avventura, sulle rotaje dell'adulterio e dell'omicidio, vi facesse correre per le vene il diaccio dello spavento od il fuoco della voluttà, serbandovi a morale della favola la bella soddisfazione di vederlo alfine fra le braccia dell'amata, riverginata — scusate la parola impossibile — dall'amore puro, mentre l'esoso marito sta in fondo del quadro lungo, disteso, inchiodato da due righe di pugnale..... per verità vi siete ingannato!

La non sarà così perchè ne pare che tanta filza di delitti non possa essere figlia della serenamente gioconda fantasia italiana, e perchè lo zingaro che vi fa invito a peregrinare con lui non appartiene alla tribù antica, tradizionale, se non per la comunanza..... del peccato originale.

L'antica s'è riabilitata, direbbe un drammaturgo, e la nuova non è meno curiosa. Anche essa corre, senza meta, balenando qua e là senz'altra guida che la bellezza della natura; — anch'essa ama le sagre, le fiere, i mercati per cogliere sul fatto la scena animata dei mille popolani dalle diverse foggie, dai diversi tipi; — anch'essa se può giuocare un bel tiro, lo fa con tutta coscienza, e ruba a man salva ad un crocchio di ciarloni il racconto che dice più d'un in-foglio su quella gente, un idilio d'amore ad una bella ragazza, il secreto d'una lagrima come d'un sorriso. Alcuna volta, quando il demone ruggente dell'arte non l'agita, e così gli è obbligato a starsene a bocca asciutta innanzi alla festosa mostra di cento zane di saporite frutta.... allora stende la mano ad una vezzosa fanciulla per averne un grappolo d'uva ancora imperlato dalla rugiada, una pesca erubescente... e non dubitate della sua riconoscenza, veh!

Allo zingaro non mancano modi di trarsi di impiccio: quante volte pagò lo scotto della cena frugale, narrando alla bella ostessa una fantastica leggenda, con sì strana eloquenza rappresentandole i casi amorosi di fate, ondine e silfidi, di genii e di spiriti, che davvero parve alla curiosa di vedere laggiù nell'ombre l'amante tradito fra paurosi fantasmi, e di sentire sotto la scranna il rantolo del lupo che venne ad ingollarsi la perfida!... Chi osa rimprocciare la bella albergatrice se per schermirsi dagli amanti morti e dai lupi vivi si allaccia strettamente allo zingaro?

Dirvi come la tribù nuova fiammante veneri come pura sorgente d'inspirazione la bellezza variata della natura, culto da cui sorge necessariamente il disprezzo per ogni affettazione; riassumere, anche per sommi capi, l'indole bizzarra del suo umore; dirvene, fuggendo, vita e miracoli, sarebbe ad un tempo noiosa cosa per voi e pericolosa per noi.

Ma se poi non isdegnate la compagnia di questi zingari di buona pasta che intessendo alle descrizioni leggende e fantasie vi guida — senza bagnarvi — negli antri muschiosi ove fra i canneti lacustri amoreggia l'avvenente Verbania; nei casolari montani fra le usanze patriarcali; sulle diacciaie alpine a conversare colle nubi; sui nembosi picchi supremi a cantare un inno al sole, alla libertà, ed a farvi considerare di lassù che bruco microscopico è il cosiddetto re del mondo — accettate la mano e proverete che lo zingaro fra le divagazioni della mente e le aspirazioni del cuore non dimentica il positivo della vita, quella catena che ne rammenta ad ogni slancio che dessa è troppo corta e che il senso governa più della ragione il mondo, guidandovi in alberghi d'ogni fatta, quando il paese sia poco ospitale — e per giunta, se non pagherà lo scotto, condirà colle sue novelle la refezione.

E poi chi sta a cà niente sa.

Via, smetti l'abito incomodo che t'insacca; indossa la veste casalinga del viatore; allaccia calzari che sfidino le mordenti scheggie e le acute punte delle roccie; armati di lungo bastone ferrato ed uncinato che ti servirà d'appoggio e di spinta, di leva e di scala per l'erte e per le diacciaie — e quand'anche la tua borsa non sia sonante di molte monete d'oro, vieni, lo zingaro insegnerà a te ancora a raccontare la storia del lupo alle belle ostesse.

Se mai l'aspetto di diverse genti, la disuguale misura del bene e del bello col brutto, la lotta continua del debole col forte, l'armonia sublime della natura non caccieranno la noia che ti prostra intelletto e corpo nell'afa neghittosa del fannullare, lo zingaro con fratellevole cura ti guiderà a quelle regioni — ove si slancia sì sovente e con tanto desiderio il pensiero — che miseria di mente e di cuore fanno chiamare dell'impossibile...

Non rigenereremo l'umanità, ma non ci annoieremo, forse.