Francese. Il bello è sempre lontano da casa: del resto anche la Francia non teme confronti. Io viaggio, cioè ho fatto un viaggio in Italia, perchè questo è l'uso d'ogni persona colta: ve lo dico senza velo. Credete voi che tutti vengano qui a sospirare le ore e le ore sotto un arco frantumato, un palazzo polveroso, un'iscrizione che non riescono a compitare, per amore delle antiche memorie? Tutta ipocrisia, miei signori. L'Italia è un grande albergo, a cui conviene il bel mondo europeo, e nulla più. Partii da Marsiglia per Napoli. Ho visto il cratere del Vesuvio, ho mangiato i maccheroni, ho danzato la tarantella e mi son fatto scorrazzare in corricolo. I lazzaroni mettono schifo ed il resto annoia... È un popolo lontano mille miglia da Parigi! A Roma ho veduto S. Pietro, il Colosseo, il Campidoglio ed il Papa. Grandi cose in mezzo a meschinissime. A Firenze, ho cercato nelle sale del bel mondo la tanto decantata favella toscana, ed ho udito biascicare la nostra gran lingua, la lingua del mondo intelligente. A Milano, a Genova, tolti i monumenti, trovai città da provincia; a Torino cera di capitale senza l'imponenza babelica d'una metropoli monumentale. La seria e disciplinata apparenza dei cittadini e della città spiega la loro storia e la loro gloria nella diplomazia e nelle armi. Tutto è ordine. Del resto per chi non è assai ricco ed ama la tranquillità, Torino sarebbe forse la città più confortevole di tutta l'Italia: pare un convento di agenti del governo. Tutte queste città, compresa la scenica Venezia e le cento altre minori, è forse meglio vederle nei diorami del Palais Royal.
In poche parole, appena lasciato il suolo francese, m'annoiai mortalmente!
Alemanno. Signore, voi avete un adagio, che se non mi sbaglio suona che ognuno ha i suoi gusti. Giacchè parliamo senza circonlocuzioni, vi dirò schiettamente che ho dimorato molti mesi in questo paese, e lo lascio con grande rincrescimento, quantunque la birra sia pessima.
L'Italia per noi Tedeschi è una immensa università, le cui mura son tutte tappezzate di lapidi e di monumenti, per chi sa leggerli.
Franc. (a mezza bocca) Grazie mille.
Alem. (facendo lo gnorri). Nessuna nazione porta sulla sua fronte così palesi le impronte della sua grandezza....
Franc. (da semplicione). Per chi sa leggerci.
Alem. (orecchio da mercante). Non tutti sono, grazie a Dio, letterati. Voi vedete là in quel canto quell'inviluppo mostruoso di carte? Sono 17835 1⁄2 iscrizioni trovate da me in Italia e commentate (mormorio di meraviglia).
Incognito. E, se non sono indiscreto, a che queste tante iscrizioni?
Franc. Io vi ammiro! Vi ammiro profondamente! — disse con ironico enfasi il Francese, ficcando il naso nel bicchiere e gli occhi in quelli dell'impassibile incognito per ispiare un zinzino di malignità nella sua domanda.