Questo far niente è adunque un gran lavoro. È il far niente che produsse i loro artisti, Raffaello e Rossini.
Se tutti gl'Italiani dessero o potessero dare atto ai pensieri che concepisce il loro far niente, a quest'ora il mondo sarebbe una seconda volta di loro. Tutte le nazioni nutrono più o meno un certo rancore contro l'Italia. Perchè non contro la Curlandia, la Danimarca, la Turchia?
Tutti cercano di soffocare i suoi gemiti gridando che essa a nulla è atta. Le altre nazioni quando si trovarono nella sventura annoiarono il mondo stridendo: quando l'Italia piange, un'arcana melodìa ne soggioga.
O in una o in un'altra cosa l'Italia comanda sempre al mondo. Una volta coll'armi, ma i popoli battuti borbottavano male parole; ora colla musica, ed i soggiogati accettano l'impero battendo palma a palma. A mezzo l'Otello, il Guglielmo Tell, la Norma, la Lucia od il Rigoletto rimproverate agl'Italiani di non farvi le stringhe a buon mercato come in Francia. Io quando sento le note della
«Casta Diva, che inargenti»
chiudo gli occhi, ed assorto in una voluttà che non istanca comprendo tutti i misteri del cuore che nella solenne quiete della notte confida alle ombre i suoi palpiti. E mi terrei beato se io potessi rientrare nel nulla accompagnato dalla sinfonia della Semiramide. Tutte queste armonie emanano in parte dall'influsso delle donne italiane, le sole che mi toccano più che i sensi, la mente. Voi mi direte che l'Alemagna e la Francia hanno grandi maestri non inferiori in merito agli Italiani... Senza discutere rispondo che la melodìa di questi mi tocca di repente il cuore: le armonie di quelli mi meravigliano, ma m'impongono uno studio.
Intanto l'Italia riscuote da tutte le nazioni un tributo alle sue arti: noi lo paghiamo senza battere palpebra. Ora chiedete ai vostri telai, alle vostre macchine, il piacere!
Tutti i vostri più grandi artisti non divennero tali se non dopo una certa dimora in Italia, ove direi che l'armonie di cui è pregna l'aria, destarono in essi le potenze dinamiche. Rubens? Vandych? Poussin? Thorwaldsen? Meyerbeer? Reynolds?
La gretta gelosia delle nazioni verso l'Italia è giusta; se esse le avessero permesso di divenire politicamente una nazione, tutto il mondo sbadiglierebbe da lungo tempo alle malplagiate note dei nostri maestri, e allora addio, o piacere unico, divino! Perciò il risorgimento politico italiano, sotto quest'aspetto, non trova in me un fautore. Che volete? L'Italia oppressa piangeva così soavemente! Libera? la vedrete perdere lo scettro delle arti. Le nove vergini non amano il tamburo militare. Le vostre nazioni quando il gladio romano le affettò, che divennero? Scomparvero. L'Italia scompare nella politica e tosto rinasce nelle arti. Cos'è la Spagna divisa, sbattuta da mal certe passioni? Paragonatele l'Italia. E voi, Alemanno, troverete più facilmente qui la birra di Baviera, che 17835 iscrizioni in Germania.
Franc. 17835 e 1⁄2. Ah! ah!