Marc. — E glie lo provo subito. Un avvocato non è forse tanto più bravo, quanto più fa valere la parte che si è assunto di rappresentare in Tribunale?

Gli altri. — Senza dubbio.

Marc. — E che cosa è un comico, se non l'avvocato che tanto s'immedesima nella sua parte, da farla parere parte sua, causa sua, passione sua? Dunque avvocati e comici professano in fondo una poco dissimile arte magnifica e fuggitiva, colla sola diversità che il comico non recita che in teatro, e non dà mai ad intendere di recitare la parte del patriotta per il bene del popolo e della nazione!

Gli altri. — Bravo, signor avvocato, bravo!

Marc. — Mille sentitissime grazie; ma non sono neanche avvocato.

Gius. — (Chi diavolo può essere?) Sono ben lieto che Tullio abbia tante disposizioni; ma al mio tempo non si conosceva l'avvocato concertista, attore e che so io!

Marc. — Lo credo io! allora non c'erano i Giurati, e toccar le corde ai magistrati, eh! eh! era tutto un altro par di maniche.

Silv. — Mi scusi; ma dove le ha trattate il signor avvocato Tullio tutte le cause che hanno rivelato il suo straordinario ingegno?

Marc. — Nel suo studio, fra me e l'avvocato Petronio Barbariccia. Io faccio da Giurato e Barbariccia da delinquente. A proposito, eccolo in persona.

SCENA IX.