Gius. — Non pigliamo le cose così alla leggera, caro Tullio. Ci sono dei principii intorno a cui giova intenderci e subito...

Tullio. — Sicuro, perchè dopo desinare i principii non sanno più di nulla.

Gius. — Tu hai troppo spirito, quando non dici delle freddure, per credere che in te mi basti l'essere nipote ed avvocato.

Tullio. — Oh! Farei torto a lei, a Luigia ed a me stesso.

Gius. — Bravo; ma senti e ricorda queste poche parole che io credo di poterti dire dinnanzi ai tuoi amici, ai nostri amici, perchè sono sicuro che qualunque sia la loro opinione, le approveranno tutti. Noi, poveri vecchi della generazione passata, tramontiamo in uno splendido periodo di luce; ma non è che l'aurora di un giorno più fecondo e senza tramonto per la gloria della patria, se voi altri giovani, invece di atteggiarvi ad esprits forts, che, senza aver fatto nulla, trattano di rettorica le virtù ed i fatti che hanno giovato a fare l'Italia, avrete ereditato anche i nostri entusiasmi per ogni cosa che ci faccia veramente civili, onorati e forti; se voi altri, invece di addormentarvi su glorie non vostre, saprete preparare un avvenire, se non più glorioso, più virtuoso e sapiente. A te che porti il mio nome, io non domando quale scuola seguirai, ma carattere; non fortuna, ma costanza, e sopra ogni cosa quella che nel nostro paese è ancora tenuta in pregio più dell'ingegno e della fortuna, l'onestà: ora a te il convincermi del valore e della virtù dell'avvocato, anche ad una prima causa, a te il meritare colla mia la stima e l'affetto della mia Luigia! (lo abbraccia)

Gli altri (meno Luigia). — Bene! Bravo!

SCENA XIV.

PROSPERA dal fondo. Detti.

Val. — Le sue parole le vorrei scritte sulle pareti delle scuole, delle officine, delle caserme, come sui muri delle piazze!

Gius. — Tu sei un adulatore!