Tullio. — (Mi è già antipatico). Fortunatissimo della sua conoscenza.

Gius. — Due tuoi amici, l'avvocato Barbariccia e il signor Marcolini...

Tullio (con una stretta di mano a ciascuno). — La fenice dei giovani di studio, il mio fido consigliere! — Bravo Petronio, sei stato di parola. (a Giuseppe) Penna scultoria e indipendenza a tutta prova...

Gius. — (Dalla grammatica...) L'ho sentito.

Tullio. — Un po' amico dei paradossi, ma profondo.

Petr. — Grazie di questa giustizia.

Gius. — (Allora profondo quanto modesto).

Tullio (a Gius.). — Il Marcolini colla sua esperienza mi insegnerà le scorciatoie e lui col giornale mi farà un po' di strombettatura: non potrei essere più fortunato.

Gius. — Scorciatoie? Strombettature sui giornali? Ma io ho fatto la mia carriera senza tutta questa roba!

Tullio. — Lo credo io! La scuola classica italiana, la scuola antica, severa, dignitosa, aristocratica. Ma allora eravate in pochi, e si capisce, chi mi vuole, mi meriti. Ma ora che gli avvocati sono numerosi quanto i tram, i tabaccai ed i liquoristi; adesso che per ogni birba ci sono almeno due avvocati, non sono più i clienti che debbono cercare umilmente gli avvocati, ma sono gli avvocati che debbono dar la caccia ai clienti, battere la gran cassa per attirare l'attenzione sopra di sè, ed arrivare a chiappare qualche merlotto!