Tullio. — Ho capito. Egli farà da tribunale, e senza appello; qualcheduno si incaricherà certo di contrastarmi la vittoria, e questo farà da Procuratore del Re...
Luig. — Può essere!
Tullio. — Ma tu sola sei la Giurìa! E io so come si fa coi Giurati. Io ho la mano leggera, delicata e svelta che fa bisogno per toccare i tasti più commoventi!
Luig. — Tu parli della Giurìa come d'un pianoforte?
Tullio. — Già, mentre non è che un piano debole! Mi sentirai; sono così sicuro di me, che ti dico subito che la sinfonia che io suonerò ha tre parti: prima, la parte seria, andante maestoso, per persuaderti che sono un giovane ammodo, serio quando occorre, con qualche cosa qui in mezzo alle ciglia; parte seconda, mi bemol minore, violini colle sordine, clarini e viole d'amore, indirizzata al cuore... prepara molte pezzuole; parte terza, (con un gesto) la stretta finale, con un prestissimo e una corona, per te sola, invocata da tutti e due!
Luig. — Ebbene, io sentirò la sinfonia, e, se mi commoverà, se mi convincerà che tu sei veramente l'uomo che corrisponde al mio ideale, lo dirò al babbo.
Tullio. — (Ha un ideale!)
SCENA XIII.
GIUSEPPE, VALORI, PETRONIO, MARCOLINI e SILVESTRI dalla sinistra. Detti.
Gius. — Ma Luigia, quel vermouth? Tullio?! Qua! (aprendogli le braccia) «Dignus es intrare!» (agli altri) Mio nipote Tullio. (a Tullio) L'avvocato Silvestri, sostituito Procuratore del Re...