Tullio. — Mi lusingo che sì; ma non c'è merito, come a nascer sani, belli e spiritosi..... Parlo degli uomini che lo sono!

Luig. — Ho capito, si nasce avvocati come si nasce modesti. Ma lascia che avverta lo zio del tuo arrivo, e faccia servire il vermouth agli amici tuoi e suoi.

Tullio. — Senti: non ho il piacere di conoscere gli amici di tuo padre; ma se, in fatto d'appetito, somigliano ai miei, ti assicuro che non hanno bisogno di stuzzicanti per farsi onore. Siccome poi tuo padre mi rimanda in città, lascia che io approfitti di questo momento per assicurarti che nessuna delle tante cose belle e preziose che possiede m'è più cara del tuo affetto.

Luig. — Del mio affetto? Ma tu parli di cosa che ancora non hai.

Tullio (stupito). — Tu non mi vuoi più bene?

Luig. — Come cugino, sempre. Ma, come aspirante alla mia mano...

Tullio. — Poco?

Luig. — Nulla.

Tullio. — È meno che poco... Oh! Anche tuo padre mi ha detto che tocca a me a conquistarti; ebbene, io ti farò vicino e lontano una corte così assidua ed insistente, che se anche tu avessi il cuore freddo e duro... come quello d'un Pubblico Ministero, bisogna tuttavia che tu venga a quelle conclusioni che debbono formare la felicità della mia vita.

Luig. — Ed io ti dico subito che ho tanta stima di mio padre, che, senza rinunziare al diritto di dire la mia opinione, lascio fin d'ora al suo criterio il giudizio definitivo.