ATTO SECONDO

Gran sala della Corte d'Assise, di aspetto maestoso ed imponente, con galleria accessibile al pubblico, a destra. In fondo il banco dei giudici, alquanto più elevato del banco dei giurati che sta a sinistra. — A filo di sipario: a sinistra il banco del Pubblico Ministero: a destra, di faccia al Pubblico Ministero, quello della difesa; pure a destra, ma più verso il proscenio e accosto alla prima quinta, siede l'accusato. A sinistra, dietro la difesa, seggiole per Valori, Prospera e Luigia. — Sui banchi l'occorrente per iscrivere, bottiglie d'acqua e bicchieri. — Un campanello e alcuni libri su quello del Presidente. — È giorno.

SCENA I.

Il PRESIDENTE, QUATTRO GIUDICI, ed il CANCELLIERE al banco di prospetto, l'USCIERE fra i Magistrati e la galleria; i GIURATI fra cui GIUSEPPE e GEREMIA al loro posto; PROSPERA e LUIGIA sedute fra i Giurati e il Pubblico Ministero; SILVESTRI al suo posto; VALORI seduto fra Silvestri ed il centro della scena alla ribalta; TULLIO al suo posto di avvocato della difesa; BOBI sulla scranna dell'accusato fra due CARABINIERI; MARCOLINI e PETRONIO nella galleria affollata di curiosi.

Silv. (in piedi, continuando il discorso). — Signori Giurati, la concorde unanimità delle testimonianze rende breve e facile il mio compito. — La sorte ha dato all'accusato quanto è necessario per rendere la vita felice ed onorata, poichè egli ebbe dalla famiglia quell'educazione del buon esempio che possono dare ricchi e poveri, dalla società tutti gli agi d'istruirsi che la civiltà diffonde ora nelle classi meno agiate, e dalla natura infine quella robustezza che dopo la volontà del lavoro è il più prezioso tesoro del popolo. Dalle informazioni raccolte dalla Sezione d'accusa noi vediamo invece che l'obbligo della coscrizione lo trova a vent'anni nemico della casa, della scuola, del lavoro. Ma la scuola del soldato potrebbe forse avere qualche effetto sopra un essere che il vizio e la beffa triviale di ogni cosa rese insensibile ai sentimenti della famiglia e della patria? Non c'è quindi da fare le meraviglie se la sua vita militare passa quasi tutta fra l'ospedale e la sala di disciplina; se appena congedato egli cerca subito in uno dei cento mestieri senza fatica con cui si maschera presso di noi la mendicità, un pretesto al suo beato non far nulla. Vivere in istrada equivale ad avviarsi al banco di un tribunale, e noi ve lo abbiamo già trovato sotto l'accusa di essersi appropriato un oggetto prezioso.

Bobi. — L'aveva trovato!

Pres. — Aspettate a parlare che siate interrogato.

Silv. (continuando, mentre Tullio piglia di quando in quando un appunto). — Liberato dal carcere per mancanza di prove sufficienti, egli muta aria, non vita, e chiede l'elemosina fingendosi vittima del lavoro. Il cavaliere Valori ne ha compassione, e ne fa un operaio. Ma il lavoro non migliora, anzi irrita e rattrista l'accusato, il quale alla prima parola di rimprovero si ribella al suo benefattore, lo minaccia e coglie l'occasione d'uno sciopero provocato da un industriale perfido ed invidioso, per spingere i compagni ad un delitto. Cacciato invece dall'officina, voi avete sentito come egli approfitti di quei momenti di disordine per penetrare di notte tempo dal magazzino dei legnami nello studio del principale con iscalata ed effrazione di una finestra, per rubarvi la cospicua somma di lire settemila, che questi aveva a sua saputa ricevuto nella giornata dallo zio cavaliere Egisto Vespucci; come sorpreso dal principale istesso, in luogo di fuggire, chiudendo a catenaccio la porta, egli lo aspetti al varco per colpirlo con una sbarra di ferro coll'evidente intenzione di ucciderlo; e infine come egli dia il fuoco al magazzino dei legnami sia per compiere la sua infernale vendetta, sia per nascondere sotto le rovine dell'officina i suoi delitti. Ma al subitaneo divampare delle fiamme accorrono gli operai, i quali non giungono ad arrestare l'accusato, ma lo riconoscono tutti. — Signori Giurati! Poichè le informazioni della Sezione di accusa e le concordi deposizioni di tutti i testimoni non lasciano dubbio sulla sua reità, io concludo. La disciplina civile, malgrado la diffusione del sapere, è scossa nelle sue fondamenta, e mentre i più reputano che la libertà sia licenza, un'indulgenza malintesa minaccia di far smarrire il criterio del bene e del male. Solo argine resta, o signori Giurati, la legge, sicura guardiana di quell'ordine che è la libertà di tutti; e perciò io faccio appello alla vostra coscienza ripetendo coi Romani della repubblica: lex, suprema lex, e coi democratici dell'antica repubblica fiorentina: Chi rompe, paghi! (siede)

Marc. (sottovoce agli altri spettatori). — Debole, debole...

Pres. — Accusato, alzatevi. Avete da dire qualche cosa in vostra difesa?