Bobi (in piedi). — L'ha da sapere come qualmente io sia sempre stato uno de' più benemeriti giuocatori di lotto. E lo faceva, come è vero... me, per vantaggiare il governo, e quei denari con cui piantai il banco dopo che mi licenziai dalla fabbrica, erano giusto la vincita d'un terno... N'ebbi dispiacere davvero per il governo; ma d'altronde a non riscuoterli poteva averselo a male.
Pres. — Così avete detto nell'istruttoria; ma c'è un guaio, ed è che s'è riscontrato che quel terno non fu estratto da diciassett'anni.
Bobi. — Sarà stato un ambo.
Pres. — Colla vincita d'un ambo non si mette banco, o per dire come va detto, non si fa lo strozzino.
Bobi. — Mi meraviglio, signor Presidente; cogli impiegati, e qualcheduno di loro lo sa...
Pres. — Tirate via.
Bobi (continuando). — ... mi contentava del tre per cento.
Pres. — Al mese.
Bobi. — Che doveva pretenderli al giorno?
Pres. — Basta su ciò. Dunque negate i vostri delitti? (Tullio si soffia il naso)