Tullio. — Ma stava per dirlo, mentre io dai fatti istessi traggo argomento a negare il delitto.
Pres. — Ma se ha confessato!
Tullio. — E sia pure: quest'infelice si è appropriato qualche cosa...
Val. — Qualche cosa, settemila lire!
Pres. — Ah! mi vedrò obbligato a sospendere la seduta, signori! (suona il campanello)
Tullio. — Settemila lire, sì; ma si sarebbe contentato di meno assai; ma era allo scuro, la somma in biglietti... che potevano non essere tutti buoni. Ma perchè ha rubato? Vede, signor Presidente, che io non faccio l'apologia della colpa; potrei dire sottratto, distratto, distolto, radiato, e dico rubato! Per compensare la perdita del pane che il padrone gli fa subire cacciandolo dall'officina... (moto di Valori) Un momento egli ha rubato di notte, obbietta il Pubblico Ministero...
Silv. — Se non obbietto nulla!
Tullio. — Ma vuole obbiettare, glielo si legge in viso che vuole obbiettare... ed io gli rispondo subito che la circostanza della notte prova che l'accusato arrossiva per la società di dovere essere costretto a fare allo scuro il suo atto di riparazione! Ma è entrato per la finestra, riobbietta la legge, ma egli ha dato la scalata, ma egli ha rotto! Altre tre bellissime scoperte! Gli si fa una colpa d'essere entrato per la finestra, un'altra perchè la finestra è chiusa, ed una terza perchè la finestra non era a livello del pavimento! Non era meglio, chiarissimi signori Giurati, dire che egli non sarebbe passato per la finestra se la diffidenza sociale non avesse chiusa la porta; non avrebbe lasciato cadere uno zolfino acceso per fare scomparire le tracce della riparazione, se non ci fosse ancora il pregiudizio della proprietà; non avrebbe strapazzato il suo principale se questi non l'avesse provocato colla pretesa del lavoro, della famiglia, dell'ordine e di ogni altro castigo ed inciampo sociale?
Petr. — Bene!
Marc. — Bravo!