Val. — Protesto!
Bobi. — Bravissimo! (vivi applausi dalla galleria)
Usciere. — Silenzio! silenzio!
Pres. (agitando violentemente il campanello). — Silenzio, faccio sgombrare le gallerie senz'altro! (a Tullio) Mi duole doverle dire che viene meno alle sue promesse, e se crede di poter continuare su questo tono, s'inganna a gran partito...
Tullio. — Illustrissimo...
Pres. (troncandogli la parola). — Lasci parlare il cavaliere Valori! E lei, mi raccomando, nessuna discussione!
Val. (si alza: con calore e risentimento). — Non sono avvocato io; e mi basta dire al signore che il suo protetto non fu cacciato da me, ma da' suoi compagni, solennemente, siccome indegno del nome di operaio; che io non ho mai obbligato nessuno a lavorare, e che la gran maggioranza dei nostri operai trova la propria felicità, non il castigo, nel lavoro e nella famiglia. Le mie orgie ed i miei tripudi li metto in conto della sua facile retorica; quanto a quello che posseggo sappia che mi è caro perchè è il premio della mia attività, e che lo difenderei come difenderei il mio onore e la mia famiglia, come ho difeso il mio paese. (siede)
Pres. (a Silvestri). — La parola è al Pubblico Ministero.
Silv. (in piedi). — L'onorevole signor avvocato della difesa mi attribuisce un monte di cose che non ho mai sognato di dire.
Tullio. — Mi dà forse del mentitore? Lo richiami all'ordine!