(Si asciuga il volto colla pezzuola e si abbandona sul banco sfinito. — Applausi prolungati e caldissimi dalla galleria malgrado i gesti dell'usciere — Bobi simula di piangere).
Pres. (interrogato con un cenno il Silvestri che nega di voler aggiungere altro, suona il campanello, e fatto silenzio) — Il dibattimento è chiuso. Signori Giurati; (i giurati si alzano in piedi) ricordandovi ancora una volta che l'imputato è reo confesso, domando alla vostra coscienza il giudizio del fatto per mezzo di questi tre quesiti: l'incolpato è colpevole di furto con iscalata ed effrazione? è colpevole di tentato omicidio? è colpevole d'incendio? (a Geremia) — Spetta a lei, capo dei Giurati, raccogliere i verdetti e presentarli alla Corte.
Ger. — Sarà mio dovere: ma permetta intanto che la ringrazii dell'onore che mi ha fatto.
Pres. — Tiri via: è stato estratto a sorte. (i Giurati escono dalla sinistra) Signor avvocato della difesa, io mi vedo in obbligo, qualunque sia il verdetto dei Giurati, di rimpiangere che lei abbia esordito spendendo così male il suo ingegno ed offendendo le nobili e gloriose tradizioni di questa magistratura. Possano almeno le mie parole essere ricordate in avvenire da lei e da quelli che fossero tentati d'imitarlo!
SCENA II.
Dalla sinistra GIUSEPPE, GEREMIA e gli altri GIURATI. Detti.
Ger. — Sul mio onore e sulla mia coscienza il nostro verdetto è di un voto affermativo per tutti e tre i quesiti, e di undici negativi parimenti per tutti e tre.
(Consegna le schede al Presidente che le riscontra e ritorna al suo posto).
Pres. (a Bobi). — Alzatevi. Voi avete confessato i vostri delitti, ma i Giurati non vi prestano fede e vi mandano assolto e libero.
(Esce dalla sinistra colla Corte, meno Silvestri e Tullio, che levano la toga).