Il pinus montana Mill., limitato ai sistemi montuosi centrali dell’Europa, con numerose e svariate forme, si distingue dal pino selvatico per il suo fusto più compatto, i suoi aghi pronunziatamente verdi, i coni ottusi e talvolta curvati, ecc. La sua forma arborea (f. uncinata) predomina sul versante spagnuolo dei Pirenei, mentre nelle Alpi è diffusa dal Ventoux all’Engadina. Nelle Alpi Marittime viene menzionata nelle foreste di Mollières, di Fremamorta, di Salèses, di Cavallé, delle Finestre e dell’Aution; trovasi anche, secondo l’Ardoino, sul Colle di Tenda, mentre noi non lo trovammo nel bacino del Roja, ma nella Valmasca (da m. 1750 sul fianco sud a 2150 m. nel vallone dell’Agnel) e su ambidue i fianchi del Monte Urno, ove cresce a 2100 m. insieme agli ultimi larici. V’è una delle varietà arbustiformi di questa specie, probabilmente la f. pumilio, la quale dalle Alpi, in cui non fu finora menzionata a sud del Delfinato, passa ai Carpazi, al sistema Sudetico ed ai Balcani settentrionali, mentre sull’Appennino, dalla Majella all’Aspromonte, cresce un’altra forma (f. magellensis, da taluni però considerata quale varietà nana del pino di Corsica). Gli esemplari che trovai sono arbusti alti da 1 a 3 m., con tronchi in parte abbastanza larghi e lunghi, però curvati in forma di S, con rami drizzati all’estremità, gli aghi mostranti un verde vivo, e coi coni radunati tre per tre (due orizzontali ed uno verticale). Il Dellepiane menziona foreste di Pinus montana sui fianchi meridionali dei Pizzi di Cornia e d’Ormea, sopra la Valle del Tanaro, quasi sino a 2400 m.

L’arola (Pinus cembra) è, come il larice, un’albero di Siberia confinato, nell’Europa, alle Alpi ed ai Tatra, e facentesi sempre più raro. Però, nelle Alpi Marittime non è così raro come lo fa credere Ardoino, che lo menziona solo in pochi luoghi isolati, tra il vallone di Jallorgues sopra San Dalmazzo Selvatico e la Cima di Nauca sopra Fontana; sul fianco sud delle Alpi Ligustiche pare manchi affatto, eccettuati gli esemplari recentemente piantati a sud-est del Colle di Tenda; non credo poi che si trovi nelle valli di Vinadio. Quest’albero si trova qui ben raramente sotto a 1750 m. (in Val Gordolasca forse già a 1600 m.); è comune nei boschi di larici della Valmasca, ove rimonta quasi tanto alto che il larice, sul Monte Peiracuerta e sopra il vallone dell’Agnel (forse ad oltre 2300 m.), nella Valle dell’Inferno (sino a 2350 m. a sud-est del Lago Carbone) e sul fianco orientale della Val Gordolasca; trovasi poi nelle foreste del Borreone, del Cavallé, di Saléses e di Fremamorta (quivi sino a 2350 m.). Ma specialmente rimarchevole è la sua diffusione sul lato nord delle Alpi Marittime. Già nel 1892 notammo, nel vallone della Barra, dietro a San Giacomo, ad oltre 2000 m. sulle ripide creste laterali, alberi nerastri molto distinti dalle boscaglie di faggi ed ontani, che soli crescono sui fianchi inferiori; negli anni seguenti, ritrovammo lo stesso fenomeno nelle valli attigue, e riconoscemmo che tali alberi erano arole. Nel vallone di Monte Colomb, ove trovansi giovani boscaglie di faggi, al di sopra di questi da 1850 m. in su, vedonsi in molti siti le arole, sempre separate tra loro da spazi abbastanza grandi e spesso affatto isolate, raramente riunite in piccoli gruppi; sulle scoscese creste che dominano il gias Murajon, se ne vedono sino a 2350 m.; sulla cresta del Tor sino a circa 2400 m., ed a simile altitudine ne crescono numerose tra le balze sotto il Lago della Roccia, mentre mancano affatto nel vallone del Vej del Bouc. Nel vallone della Ruina, oggidì affatto privo di boschi, le prime arole si mostrano tra 1700 e 1800 m. sulla parete a sud del lago e sulla cresta orientale; sopra il bacino del Monighet soprano rimontano molto alto su ambidue i lati, specialmente sulla Rocca Barbis, sotto il Colle Chiapous, ove ve n’è una a 2400 m. Nei boschi di conifere attorno alle Terme di Valdieri non incontrammo arole, ma se ne trovano nel vallone di Meiris, insieme a larici, a sud del Lago Sottano (1850 m.) ed a 2000 m. sulle rocce vicino alla strada. Da questa diffusione dell’arola si potrà argomentare che in queste valli v’erano un tempo grandi foreste di tali alberi, rivestenti le pendici forse da 1600 m. in su; ora non ne sono rimaste che poche traccie nei siti più favorevoli od inaccessibili all’uomo.

Le boscaglie della regione alpestre si possono suddividere in quelle dei luoghi freschi e bene irrigati, ove predomina una grande varietà di cespugli a foglie caduche e in quelle delle secche pendici, costituite per lo più da una specie sola.—Le prime trovansi specialmente nei burroni umidi, lungo i rivi e su pendii non troppo ripidi, esposti verso nord; le più estese sono nelle vallate settentrionali, specialmente dietro al gias Murajon, nel vallone della Barra sotto il Prajet, sulla parete a sud del Lago della Ruina, sul fianco ovest di Val Pesio, ecc., mentre a meriggio della grande catena le trovammo meglio sviluppate nella Valmasca. La loro fisonomia è molto differente da quella delle foreste subalpine, rassomigliando esse piuttosto alle boscaglie di betulle nane della Lapponia. Scendendo dalle tristissime petraie dei circhi superiori, si giunge quasi all’improvviso in quei folti e freschi recessi di grandi arbusti verdi, il cui fogliame molto svariato, ma sempre abbastanza largo, mantiene l’umidità del suolo, cosicchè tra le muffe e lungo i ruscelli crescono alte erbe e felci, che mancano quasi affatto ai radi e secchi boschi di larici; gli animali vi trovano un sicuro riparo, le farfalle, gli insetti e gli uccellini animano questa vegetazione attraente, che nell’autunno brilla dei più vivi colori, mentre nell’inverno sparisce affatto sotto le nevi.

Nelle valli settentrionali è specialmente comune il faggio, che, sotto forma di arbusto, riveste pendici abbastanza ripide, nel vallone di Meiris (lungo la strada fino a pressochè m. 1850), sul Matto dietro le Terme di Valdieri, nel vallone di Monte Colomb (a m. 1700 sul fianco orientale, a quasi m. 1800 sulla Cucetta e vicino al gias Murajon), nei burroni ad ovest della Val Pesio (tra 1400 e 1800 m.), ecc.

L’ontano verde (Alnus viridis), che comincia in generale laddove cessa il nocciuolo, accompagna spesso gli arbusti di faggi, mentre più in alto forma talvolta per sè solo boscaglie abbastanza estese, lungo le balze rocciose; sul lato sud, scende a 1200 m. ad ovest di Tenda e a 1300 m. sul Monte Mulacier dietro a Mentone. Nel vallone di Meiris trovasi fra 1500 e 2250 m.; ad est del Lago Brocan e a sud del gias Murajon sino a 2150; sul fianco del Colle Chiapous, come sulle creste della Mourionera e della Cucetta, sino a circa 2300 m.

Il sorbo (S. aucuparia) non è raro già lungo i rivi delle vallate montane, scendendo fino a Robilante (m. 700) sulla Vermenagna, a Demonte, ecc.; nelle valli superiori trovasi specialmente sotto forma di arbusto bellissimo, col suo fogliame pinnato, verde chiaro, dentellato e colle ombrelle di frutti simili a coralli; però non è raro incontrarlo, sino ai più alti siti dove cresce, sotto forma di albero alto parecchi metri; trovasi in tutte queste valli, a 1750 m. nel vallone di Vallasco, a 1800 m. nella Valmasca, nel bosco della Stella, a sud del Lago della Ruina, e perfino a 2000 m. tra le arole a sud del gias Murajon.

Il Cotoneaster vulgaris ed il Prunus brigantiaca non sembrano oltrepassare i 1800 m., essendo questo anche pressochè il limite superiore di diverse rose (R. alpina a m. 1850, sopra il vallone Vej del Bouc) e del Rhamnus alpinus. Il lampone (Rubus idæus) rimonta talvolta più alto di 2000 m. (a 2300 m. sul fianco est del Colle Chiapous). Il Salix nigricans (sugli schisti umidi) a 2050 m. (vallone di Caramagna, ecc.). Il Cytisus alpinus, sotto forma di piccolo albero, è comune tra 1400 e 1700 m. nelle boscaglie e nelle foreste attorno alle Terme di Valdieri, poi nella Val Gordolasca, ecc., mentre il Sambucus racemosa si tiene circa nella stessa zona. A tutti questi cespugli aggiungesi poi il rododendro, che nelle boscaglie a sud del Lago della Ruina vedesi in esemplari molto cospicui, con foglie abbastanza lunghe; più raramente il Ginepro nano e la Dafne alpina.

Assai più bassi sono i vaccinii, che specialmente nelle valli settentrionali rivestono da loro soli gran parte delle pendici superiori; predomina il mirtillo (V. myrtillus), che scende raramente sotto ai 1600 m. (a 1500 m. nei valloni di Meiris e Desertetto), rimontando a 2300 m. sopra il Lago sottano di Valmasca e quello dell’Olio come anche ad est del Colle Chiapous, a 2350 m. dietro il Lago Vej del Bouc, ecc. Il V. uliginosum, più piccolo, non si trova quasi sotto a 1800 m. (nel bosco della Stella a 1700 m.), ma cresce ancora tra aride rocce, perfino sulle cime del Diavolo e della Valletta Grande, e sul Passo di Valmiana (circa m. 2920). Il V. vitis idæa, dal fogliame sempre verde, sembra sia limitato qui alle alte vallate della Stura e della Tinea. Nella stessa zona trovansi l’Arctostaphylos uva-ursi (Cima del Diavolo, ecc.) e l’Empetrum nigrum, abbastanza raro, mentre tre piccolissimi salici (S. reticulata, S. retusa, S. herbacea) sono limitati alle alte cime, quest’ultima trovandosi per esempio sulla Cima del Diavolo (m. 2687).

Sulle pendici più aride, formano a loro soli grandi boscaglie il rododendro ed il ginepro nano, quasi mai riuniti, ma dividendosi talvolta i due fianchi di una valletta. Il rododendro (R. ferrugineum), alto sino ad un metro, è il più comune fra tutti gli arbusti delle Alpi Marittime, tra 1500 e 2200 m.; però non abbiamo particolari sulla sua diffusione nel territorio francese, ove manca almeno, a quanto pare, alle calde montagne calcaree dei circondari di Grasse e di Nizza, mentre nelle Alpi Ligustiche trovasi ancora sul lato nord del Bric dell’Agnellino tra Finale e Bardineto, ad appena m. 1300 sul mare, la cui costa rivestita da palme ed aranci è ivi distante appena 10 chilometri. Nella Val Roja, vedonsi rododendri a 1400 m. nella foresta di Maima a nord-ovest di Tenda. Il magnifico aspetto di quei cespugli fioriti si può avere qui nel giugno e sino alla metà di luglio; sul lato nord non raramente ancora verso la fine d’agosto, mentre trovai perfino un’esemplare fiorito il 15 settembre 1892 nella Val Gordolasca; sui rami trovansi escrescenze simili a piccole pesche e che hanno un gusto dolcigno, alquanto resinoso.

Il rododendro, come anche tutti i cespugli robusti, manca affatto ai carsi che attorniano la Cima di Marguareis, ma si trova però nelle Alpi Ligustiche, sulle rocce marmoree del Colle della Boaira, sulla Cima di Velega, nei rami terminali di Val Pesio, sul Monte Armetta sopra Ormea, ecc. Nel gruppo centrale delle Alpi Marittime esso forma invece spesso boscaglie fittissime, quasi impenetrabili all’uomo, cosicchè costituiscono il rifugio preferito dai fagiani e da altra selvaggina. Nella Valmasca, piccoli esemplari vedonsi ancora sopra il Lago del Basto e poco sotto al Lago Agnel (m. 2426), mentre sui fianchi dei valloni della Gordolasca e di Peirabroc trovansi sino a 2500 m.; i più alto-viventi li vedemmo sulla Cima del Diavolo (m. 2687), nelle fessure ad oriente del Colletto Ciaminejas (m. 2770), sul Colle Chiapous (a quasi m. 2520) ed attraverso i massi sul fianco nord del Passo di Valmiana, a circa 2700 m.