Croda da Lago: Punta Sud 2716 m.
Prima ascensione per la parete Ovest e cresta Sud.
Fra le ardite cime che fanno grandiosa corona al ridente bacino di Ampezzo, la Croda da Lago, colla sua fiera e dentellata cresta, la sua linea nobile, quasi sdegnosa, la sua fama alpinistica (al giorno d’oggi però molto sminuita dalle numerosissime ascensioni), occupa senza dubbio il posto d’onore, e più d’ogni altra richiama subito l’attenzione degli alpinisti. Ma mentre questi si rivolgono quasi tutti alla punta Nord (quella salita per la prima volta dagli Zsigmondy nel 1881), essi trascurano l’ascensione della Punta Sud—di pochi metri più alta, ciò che è generalmente ignorato—perchè le maggiori difficoltà della sorella minore le creano assai maggiori attrattive.
La Punta Sud era stata salita per la prima volta sin dal 1878, dai signori Fröschels e Silberstein col vecchio Dimai, senza alcuna difficoltà: dopodichè venne quasi dimenticata.
Io pensai se fosse possibile guadagnar prestigio alla povera vecchia cima, per mezzo di una nuova via che la riabilitasse davanti agli alpinisti dell’oggi: e incoraggiato dall’autorevole opinione di Alessandro Lacedelli, il mattino del 27 agosto, alle 5,30, lasciavo Cortina in compagnia del signor Alberto de Falkner e colle guide Zaccaria Pompanin e Giuseppe Colli, nell’intento di provar l’indomani la Punta Sud della Croda per la parete Ovest, quella rivolta verso Valle Formin. Tale tentativo ci doveva anche servire come gita di ricognizione per un altro assai più importante, quello alla punta Nord, dallo stesso lato, che due giorni prima avevo in animo d’intraprendere, sebbene con assai poca fiducia nella riuscita.
Alle 6,15 eravamo al simpatico alberghetto di Pocól e alle 9,30 ne ripartivamo. Lasciando a destra la via che guida al Nuvolau, infilammo il romantico sentiero che percorre la valletta di Cordes, e sale a giravolte, su per una bellissima foresta, sino al cosidetto Cason di Formin, una baita dimenticata, ai piedi dei primi contrafforti settentrionali della Croda da Lago.
Sostammo qui un momento ad ammirare l’alba splendida, e il contrasto potentemente pittoresco fra il diroccato, frastagliato bastione della Croda, a Sud, e l’ampio circo delle cime più meridionali di Ampezzo, dal tricuspidale muraglione della Tofana di Razes, alla rosseggiante, nobile vetta della Croda Rossa e all’arrotondata mole del Cristallo.
Risalendo quindi il vallone di Formin, per una traccia di sentiero serpeggiante fra il macereto che lo ingombra, alle 9,20 arrivammo ai cosidetti «Lastoni» di Formin, curiosissimo avanzo geologico dell’epoca glaciale, i quali già avevano colpito l’attenzione del Grohmann nelle sue prime esplorazioni delle Dolomiti d’Ampezzo. Lì avevamo proprio sott’occhio tutta la parete occidentale della Croda da Lago, e lì sostammo a lungo esaminandone con avidità i possibili punti vulnerabili, mentre ricambiavamo allegri «jodler» colla guida Tobia Menardi, che aveva appena allora raggiunto con un inglese, la vetta della Croda, e di là pretendeva intavolare con noi una conversazione, che mise a dura prova i polmoni dall’una e dall’altra parte, ma con esito vittorioso malgrado l’altezza e la distanza rispettabili!
Alle 9,45 lasciavamo i Lastoni e ci dirigevamo verso quella specie di intaglio che s’apre all’estremità sud del vallone di Formin, e lo mette in comunicazione colla Forcella d’Ambrizzola, quella che s’apre tra la Croda da Lago e il Becco di Mezzodì. Il nostro piano d’attacco consisteva nel tentare la salita della Croda per la parete (Ovest) immediatamente sovrastante al detto intaglio, compiendo poi per la cresta Sud, vergine anch’essa, l’ultimo e brevissimo tratto che guida alla cima.
Alle 10 cominciammo l’arrampicata, che si presentò subito bella, sicura, e divertente, sebbene senza alcuna difficoltà degna di nota: è una successione variata di camini, cengie e lastroni, su pei quali progredivamo rapidamente, non disturbati dalle cadute di pietre che si temevano, avuto riguardo allo stato di disgregamento così evidente nelle roccie di questo versante della Croda. Così, quasi senza accorgercene, verso le 1 ½ avevamo guadagnato la cresta, dove facemmo una lunga sosta, il colpo d’occhio essendo bellissimo sugli imponenti precipizi della Croda stessa dal lato di Formin come da quello di Cortina.