Questa penetra nel cuore del gruppo del Gran Paradiso e ne raggiunge le più elevate altezze insinuandovisi coi tre valloni di Bardoney, di Valeille e di Valnontey, dei quali quest’ultimo è il più importante.

Questi tre valloni si staccano quasi normalmente dalla Valle di Cogne, e penetrano nell’ellissoide del Gran Paradiso tagliando in direzione normale alla stratificazione, dapprima le rocce dell’arcaico superiore che fasciano tutt’intorno il gneiss centrale e poscia nella loro parte superiore quest’ultima formazione. Essi sono pertanto valloni di chiusa o d’erosione, a fianchi tanto più ripidi e dirupati quanto più la condizione della detta normalità è verificata, come appare dal confronto del vallone di Valeille, a fianchi ripidissimi, con quello di Valnontey, e del tronco inferiore di questo, normale alle formazioni arcaiche superiori, col suo tronco superiore scavato nel gneiss centrale alle cui stratificazioni riesce alquanto obliquo[66].

Le creste che contornano e separano questi valloni sono una lunga e numerosa serie di gigantesche muraglie sormontate da griglie e picchi arditissimi formanti degna corona al gran gigante delle Alpi totalmente italiano.

E così, da est procedendo verso ovest percorrendo la cresta spartiacque fra le valli della Dora Baltea e quelle dell’Orco, si incontrano:

La Punta Lavina (3308), la Grand’Arolla (3302), la Punta Sengie (3408), la Punta Ondezzana (3482), il Grand St.-Pierre (3692).

Dalla Grand’Arolla e dal Grand St.-Pierre si dipartono, in direzione da sud a nord, due catene che separano, la prima il vallone di Bardoney da quello di Valeille con la roccia Chesere (3118); la seconda questo vallone da quello di Valnontey con la Tour St.-André (3650), la Tour St.-Ours (3630), la Punta Patrì (3583), la Punta Cisseta (3417), la Punta Valletta (3375), la Punta Vermiana (3250) e la Punta Fenilia (3054).

Riprendendo l’interrotto cammino sulla cresta, dopo il Grand St.-Pierre s’incontrano la Testa di Money (3564), il Becco della Pazienza (3552), la Roccia Viva (3650), la Becca di Gay (3670), la Testa di Valnontey (3543), la Testa della Tribolazione (3642), la Punta di Ceresole (3773), la Cresta Castaldi (3862), la Becca di Moncorvé (3865) e finalmente il Gran Paradiso (4061).

Da quest’eccelsa altezza la cresta volge a nord separando il vallone di Valnontey dalla Valsavaranche, e vi si riscontrano ancora picchi arditissimi e piramidi gigantesche. Si succedono con ordine da sud a nord: il Piccolo Paradiso (3920), la Becca di Montandeyné (3850), le Punte Budden (3704-3687), l’Herbetet (3778); quindi il Grand Sertz (3510), la Punta del Tuf (3416), la Punta Timorion (3029), la Punta dell’Inferno (3384), e si arriva al Colle del Lauzon (3301), oltrepassato il quale un nuovo gruppo d’altissime vette s’affaccia, mentre che dal Colle di Pian Tsalende (3283) si distacca da ovest verso est la Costa della Vermiana a chiudere la Valnontey di fronte all’omonimo villaggio, separando il vallone del Lauzon da quello del Pousset. Del nuovo gruppo sovraccennato la prima vetta che s’incontra è la Punta Nera (3692), con a destra la Punta Rossa (3652) ed a sinistra la Punta Bianca (3801), donde s’arriva alla svelta piramide della Grìvola (3969). Dal gruppo della Grìvola discendono alla valle di Cogne tre valloni: quello del Pousset che sbocca a Crétaz; quello di Trajo che sbocca di fronte ad Epinel, e quello di Nomenon che scende su Silvenoire.

Le numerose vette nominate non sono che parte delle numerosissime che rendono interessante e tanto caro agli alpinisti il gruppo del Gran Paradiso.

Nell’epoca glaciale, quando in causa delle grandi precipitazioni ed accumulazioni nevose sulle Alpi successe la massima espansione di ghiacciai che diede luogo all’invasione glaciale fin nella Valle Padana, il gruppo del Gran Paradiso funzionò esso pure da grande accumulatore di ghiaccio e contribuì potentemente all’alimentazione e alla discesa alla pianura dell’unico immane ghiacciaio della Valle d’Aosta.