Nella regione di cui ci occupiamo sonvi attualmente i seguenti ghiacciai i quali mandano la loro acqua nella Valle di Cogne:
discendenti dalla Grìvola: il ghiacciaio di Nomenon nel vallone omonimo discendente a Vièyes, e quello del Trajo nel vallone discendente di fronte ad Épinel;
nella Valnontey: il piccolo ghiacciaio di Rayes Noires immittente nel vallone di Lauzon; il ghiacciaio di Lauzon con due piccoli ghiacciai sulla sua sinistra (questo ghiacciaio si divide in due rami, quello sinistro versa nel vallone di Lauzon, quello destro versa invece nel vallone di Gran Valle e viene anche detto ghiacciaio di Grand Sertz); il ghiacciaio dell’Herbetet, il ghiacciaio di Dzasset, il colossale ghiacciaio della Tribolazione, il ghiacciaio di Grand Croux, quello imponente di Money, quello di Patrì e quello di Valletta;
nella Valeille: il ghiacciaio di Valeille, quello delle Sengie, e quello di Arolla;
nel vallone di Bardoney: il ghiacciaio di Bardoney e quelli di Lavina;
nel vallone d’Urtier: il ghiacciaio di Peratza;
ed infine i piccoli ghiacciai del vallone di Grauson, fra i quali il più importante è quello di Tessonet o Dorère.
Sonvi inoltre altre piccole masse glaciali e vedrette disperse qua e là.
Orbene, ecco il gran problema: questi ghiacciai, residui di antichi potentissimi, seguono essi tuttora in modo generale la legge del loro ritiro, continuando oggi quello che da millennii andò verificandosi; sono cioè dessi destinati a scomparire totalmente in un tempo più o meno prossimo? Ovvero questa legge fatale del loro ritiro non ha essa subìto qualche radicale modificazione, o ceduto il posto ad un’altra legge per la quale i nostri ghiacciai rimangano stazionari, se pure non debbano nuovamente avanzarsi?