Il poter rispondere in modo sicuro a queste domande equivarrebbe a predire quale sarà l’avvenire del nostro paese. Mancante di due dei principali fattori della ricchezza nazionale, il ferro ed il carbone, l’Italia spera un prospero avvenire in due altri elementi: l’acqua ed il vino[71]; questo quale esplicazione della massima potenzialità agricola del nostro paese ed in ispecie della sua parte peninsulare; quella sotto un triplice aspetto, cioè: quale mezzo di comunicazione per i commerci (navigazione marittima e fluviatile), quale coefficiente necessario all’agricoltura (irrigazione), ed infine quale produttrice di forza motrice. Sotto quest’ultimo aspetto, le condizioni dell’Alta Italia sono eminentemente propizie in grazia della perennità dei suoi fiumi dovuta appunto ai ghiacciai alpini, i quali per conseguenza non soltanto sono serbatoi d’acqua, ma sono dei provvidenziali accumulatori di forza viva. E chi è che non veda quale immenso avvenire sia riserbato alla nostra regione, specialmente cogl’imprevedibili e stupefacenti progressi dell’elettrotecnica?

Ma che cosa accadrà di tutto ciò, se in un tempo anche assai lontano verrà a mancare la prima fonte delle sognate ricchezze, se verranno a mancare i ghiacciai? Certo, anche nella peggiore ipotesi, occorreranno molti secoli perchè ciò possa avverarsi, e noi non lo vedremo. Ma se un secolo è spazio di tempo enorme nella vita degl’individui, nella vita delle nazioni non sono trascurabili le scadenze assai maggiori, anche se di molti secoli.

Molto probabilmente l’ingegno e l’attività umana troveranno altri generatori di forza, altre trasformazioni di energie; ma sarà necessario un profondo e generale mutamento nelle condizioni di cose quali noi possiamo ora prevedere.

Ecco pertanto pienamente giustificato, non soltanto dal lato puramente scientifico, il movimento di attenzione, di indagini, di studi che in questi ultimi anni si è manifestato ed è andato accentuandosi circa i fenomeni glaciali.

II.

Un fatto accertato è quello dell’alternanza, a periodi di tempo più o meno lunghi, del movimento di ritiro con quello di avanzamento dei ghiacciai alpini. La durata di questi periodi non è ben nota, tanto più che varia assai da luogo a luogo. Un altro punto rimane a chiarire; se cioè queste oscillazioni nella lunghezza dei ghiacciai siano di ugual valore tanto nel verso positivo quanto nel negativo, epperciò si compensino, oppure se le singole ritirate non siano d’entità maggiore degli alternanti avanzamenti, per cui continui a verificarsi la legge generale del ritiro dei ghiacciai iniziatosi dopo la massima espansione glaciale.

Pare e si ritiene che quasi tutti i ghiacciai alpini abbiano subìto un notevole regresso nel venticinquennio 1850-1875, e si ritiene anche che da quest’anno vada operandosi invece un nuovo moto d’avanzamento, come si è verificato per più di 50 ghiacciai alpini.

Le nostre poche osservazioni fatte sui ghiacciai del gruppo del Gran Paradiso versanti le loro acque nella Valle di Cogne non ci confermano per generale tale stato d’avanzamento, e dobbiamo concludere che se «questo ultimo quarto di secolo segna una delle tanti fasi d’avanzamento dei ghiacciai»[72], le valli di Cogne costituiscono un’eccezione.

I ghiacciai che abbiamo particolarmente visitato e circa i quali abbiamo eseguito misure, segnalazioni o fotografie, sono il ghiacciaio nord-ovest di Lavina nel vallone di Bardoney; il ghiacciaio d’Arolla e quello di Valeille nel vallone omonimo; i ghiacciai di Money, di Grand Croux, della Tribolazione e dell’Herbetet in Valnontey; in alcune vedute panoramiche abbiamo pure fotografato quelli di Patrì e di Valletta.

Il sistema adottato per fissare il limite della fronte dei ghiacciai osservati, è quello di croci scolpite nella viva roccia e colorate con minio; dove ci fu possibile abbiamo, con due o più croci in linea retta ed a conveniente distanza, stabilito l’allineamento passante per detto limite; dove ciò non fu possibile l’allineamento l’abbiamo indicato con una croce scolpita da una parte del ghiacciaio, notando qualche vetta od accidentalità montuosa ben riconoscibile colpita dalla visuale dell’allineamento. In ogni caso poi abbiamo cercato di disporre gli allineamenti passanti per lo estremo limite dei ghiacciai il più che potemmo in direzione perpendicolare all’asse dell’ultimo tronco inferiore dei singoli ghiacciai. Ad ogni segnale abbiamo dato un numero d’ordine, a volte scolpito, a volte soltanto dipinto con minio, e vi abbiamo inoltre scritto il millesimo e le iniziali dei nostri nomi—D.P.—anche queste con lo scalpello ove potemmo. Per rendere poi più facilmente ritrovabili nell’avvenire i nostri segnali, abbiamo avuto cura di richiamare su di essi l’attenzione del cercatore con freccie od altri segni ben visibili dipinti con minio nelle roccie circostanti. Tutte le nostre osservazioni poi facemmo nel mese di agosto.