Il Pieri scrive ciò riferendosi al 1797, nel quale anno conobbe appunto il Foscolo, ch'era già divenuto famoso, che avea già composto l'ode Bonaparte liberatore, che avea già dato al teatro la sua tragedia, Il Tieste, accolta da applausi incredibili e recitata ben dieci sere, affinchè tutti i 150.000 abitanti della laguna potessero sentirla.

Com'è che il giovine greco avea penato così poco a conquistarsi la fama?

Al gusto e al giudizio nostro tutto il fardello delle sue poesie giovanili, fino all'ode e alla tragedia inclusive, pesa ben poco; dirò di più, in quei primi versi non c'è affatto la promessa del poeta che pochi anni dopo dovea scrivere alcuni sonetti e le due odi famose. Ma certo noi giudichiamo le poesie giovanili del Foscolo con criteri molto diversi da quelli dei suoi contemporanei, e non abbiamo sotto gli occhi il poeta giovinetto che con la sua singolarità e la sua stessa povertà attirava sopra di sè l'attenzione, destava l'interesse del pubblico.

Al ritratto di lui lasciatoci dal Pieri aggiungiamo qualche pennellata presa alla tavolozza di altri scrittori contemporanei. Odoardo Samueli, che aveva sentito il Foscolo recitare un canto di Dante, scrive di lui:

Quand'io ti vidi rabbuffati i crini

Con rauca voce e fiammeggianti sguardi

Cantar in suon feroce i sacri ond'ardi

Del tuo padre Alighier carmi divini;

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Cingi, o Italia, gridai, le fulve chiome