Spogliare uccider dove mette il piè,
Abusar d'ogni eccesso, d'ogni età
Turbare i Regni, assassinare i Re;
La Libertà francese ecco che fa.
Ah tenga, o Roma, il Ciel lungi da te
Quest'empia e detestabil libertà.
Questo sonetto e molti altri che allora corsero di mano in mano, manoscritti e stampati, e i numerosi opuscoli che in quegli anni sfornarono, a migliaia di copie, le officine tipografiche di Foligno e di Roma stanno a mostrare quanta ripugnanza per le riforme e per la rivoluzione di Francia era nella generalità del popolo italiano. Certo non mancarono neppure fra noi teste esaltate — giovani specialmente — che si lasciarono guadagnare dall'audacia delle nuove dottrine e dalle persuasioni degli emissari francesi i quali volontari o mandati percorrevano l'Italia. Qua e là furono affissi alle mura anonimi inviti al popolo per chiamarlo a libertà; vi furon tumulti; nella nobiltà e nella borghesia non mancarono i malcontenti che in segreto speravano e nei colloqui fidati manifestavano la speranza di una prossima mutazione di cose: v'è traccia di club organizzati, di cospirazioni pronte a scoppiare. Emanuele de Deo ed una nobile schiera di giovani a Napoli ed a Palermo, Luigi Zamboni e Giambattista de Rolandis a Bologna pagarono con la vita il loro entusiasmo per le cose di Francia: altri ebber carcere o cercaron salvezza nell'esilio. Ma sono casi isolati: la gran massa del popolo non risponde agli inviti, non comprende questo entusiasmo per ciò che le desta orrore, assiste indifferente al castigo di chi dice di morire per la libertà di essa. Quando il popolo si muove è soltanto per manifestare odio violento contro i francesi: gode delle loro sconfitte, li insulta e li deride ne' suoi versi, corre anche al sangue: basti ricordare per tutti il nome dell'infelice Basville.
Del resto, finchè il Bonaparte non ebbe con le sue vittorie portata la rivoluzione fra noi e rotto l'incantesimo, non v'era alcuno in Italia, nè principe nè popolo, che non fosse certo della vittoria finale delle armi dell'Europa coalizzate. Dio ci prova: Dio alla fine deve vincere! si era sempre affermato: ma col Bonaparte era venuto per tutti il momento di dubitare e di domandarsi, come faceva il Papi, che cosa stava per accadere.
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