Furono vane tutte le preghiere, le ragioni, le ammonizioni del cardinale Ruffo, i cui colloqui con Nelson vennero da Lady Hamilton, che serviva da interprete, e li falsava ai suoi fini, bruscamente troncati. L'eroe di Abukir si era smarrito sventuratamente a Citera! Solo accettò di mandare alla regina la capitolazione. La risposta, che non si fece attendere, diretta a Lady Hamilton, riboccante di frasi affettuose e carezzevoli per lei e per Nelson e di fremiti da sciacallo per i miseri e ingenui repubblicani, fa ribrezzo e raccapriccio. Era accompagnata da una copia di decreto del re che cassava la capitolazione, istituiva una Giunta di Stato che condannasse a morte i capi del moto, i subalterni alla prigione e all'esilio, tutti alla confisca dei beni. La procedura doveva essere segreta e rapida; ristabilita la tortura; soppressa la difesa; accettati come testimoni le spie. Le istruzioni erano di condannare a morte chiunque avesse accettato la repubblica od opinato per lei. Il che significava far morire almeno 40 mila napoletani! La regina vi aggiunse la sua lista di proscrizione impinguata de' suoi nemici personali, e per la Giunta di Stato, in luogo di uomini proposti con accorgimento e probità dal Ruffo, e che si dichiararono pel rispetto della pace convenuta, impose i suoi tutti siciliani scelti fra coloro che avevano fatto miglior prova di lasciva crudeltà come Speciale, o d'imperturbabile ferocia come Damiani e Guidobaldi. E non dimenticò il carnefice, che per ironia si chiamava Paradiso!
Qui naturalmente tra gli storici e i polemisti la disputa delle dispute; la violazione della capitolazione ebbe luogo per ordine della regina e del re o per spontanea volontà di Nelson? Storcendo i racconti e stiracchiando le date si è da Ulloa, dallo Helfert e da altri, tentato fare invalere questa seconda opinione. Ma i documenti del museo britannico, il carteggio della regina con Emma che, ripeto, è nefando, e pare impossibile sia corso fra due donne, ha tolto ogni dubbio su questo punto. E, in ogni modo, bisognava sempre considerare due cose: prima, Nelson non era padrone della sua volontà e del suo animo, altrimenti la voce dell'onore e l'immagine della patria e della posterità gli avrebbero impedito di sputar sangue così sopra la sua gloria! Sicchè, anche quando l'azione sua fosse parsa spontanea, in fondo sarebbe stata sempre d'altri, di quella orribile coppia femminile che gl'infondeva l'inconscia suggestione.
In secondo luogo, mentre il cardinale Ruffo, il riconquistatore del regno, cadde in disgrazia solo per la capitolazione e i consigli, Nelson fu creato Duca di Bronte con 75 mila ducati annui trasmissibili agli eredi, che per altro nè egli nè gli eredi videro mai.
Vuol dire che egli avrebbe potuto non secondare e secondò, non obbedire e obbedì, superando nell'obbedienza la slealtà e l'inumanità del comando.
Ai martiri delle isole Flegree andò per primo a far compagnia il vecchio ammiraglio Caracciolo penzolante dall'albero della Minerva, spettacolo a Lady Hamilton che girava attorno in una lancia, e poi gettato in mare.
In breve seguirono tutti. La storia della Giunta di Stato è rimasta oscura perchè tutti quei processi vennero più tardi distrutti per ordine del re che pare cominciasse a sentire, non la paura del cielo, non il rimorso della coscienza, ma il timore della storia.
Alla gran vendetta, di cui la regina mostra nelle sue lettere un'ansietà quasi delirante, il re, chiamato da Nelson, che voleva colla sua presenza dividere almeno l'obbrobrio, venne ad assistere da vicino; mentre Maria Carolina, che si sapeva odiata come unica cagione della politica funesta che aveva condotto il regno a tali estremi e tali miserie, rimase a Palermo. Dove il re stesso non tardò a raggiungerla per la nostalgia della vita allegra che non potea fare a bordo, e per uno spavento che gli successe. Un giorno, stando in coperta, scorse una figura umana quasi dritta sull'onde, come fantasma galleggiante venire al suo vascello, e riconobbe l'ammiraglio Caracciolo. “Che vuole questo morto?„ esclamò con voce fremente nella strozza rabbrividendo di sgomento e di orrore. Uno degli astanti rispose, “credo che chieda sepoltura cristiana„ “L'avrà!„ E così al povero Caracciolo, gittato in mare con 250 libbre di peso ai piedi, e che aveva implorato a Nelson sepoltura nelle viscere del suolo natale, la rivendicarono le forze della natura, creatrici di questo aneddoto pietoso che pare un racconto di fate, mentre testimoni oculari lo propagarono, documenti sicuri l'hanno confermato.
A malgrado la distruzione dei processi, l'ecatombe, dove fu reciso il fiore dell'intelligenza e della virtù napoletana, venne ricostruita per documenti amorosamente ricercati da molti e specialmente dal D'Ayala e da ultimo, perfino negli archivi della confraternita dei Bianchi della giustizia, dal mio caro amico e collega Giustino Fortunato.
L'elenco di quei traditi, primi martiri del risorgimento italiano, che la libertà per cui combatterono onorarono anche in morte; non ribelli, perchè il re era fuggito; non vinti, perchè guarentiti dalla capitolazione e dalla pace, comprende novantanove nomi per i capi, migliaia essendo stati gli assassinati nelle prigioni e nei forti senz'ombra di processo. Diciotto principi o duchi; due dame, Eleonora Fonseca Pimentel, e Luigia Molines San Felice, a cui il dubbio della gestazione non risparmiò, anzi rese più dolorosa, la morte procrastinata per lungo tempo in mezzo a traversie e sevizie inaudite; quindici ricchi possidenti; quattordici generali; tre vescovi; undici preti; undici avvocati; otto letterati e professori; due magistrati; due studenti; un notaio. Morirono tutti intrepidamente; e il mondo conosce l'eroismo antico degli ultimi momenti di Manthoné, di Velasco, del conte di Ruvo, di Domenico Cirillo, di Mario Pagano.
Colla repubblica erano seppelliti anche i repubblicani; e delle loro sostanze si premiarono con pensioni, titoli, gradi di maresciallo e di barone i Toubridg, i De Cesare, gli Sciarpa, i Panedigrano, i Fra Diavoli!