Ma l'espiazione, specialmente per la nefasta Hamilton, doveva venir presto! Tornata in Inghilterra con Nelson, che le chiese e ne ebbe (felice degnazione) licenza di rispondere all'appello della patria, per la quale morì a Trafalgar, annientando la potenza navale della Francia; diseredata nel testamento da Lord Hamilton; respinta dall'Inghilterra come legato troppo vergognoso del testamento di Nelson; destituita di soccorsi invano implorati perfino da quella ingrata regina, che pur le aveva scritto di dovere a lei il ricupero del regno, e di cui, dopo amicizia sì intima, si vendicò con infami libelli; attraversò varie scandalose vicende, in tutto simili a quelle del principio della sua carriera; morì all'Havre, arrabbiata e miserabile, da tanti maledetta, e da nessuno compianta.
Nè la restaurazione de' vecchi governi fu per allora meno effimera delle repubbliche cadute. La spada di Napoleone imperatore in breve ne fece giustizia.
Ferdinando e Maria Carolina, riprendendo le loro ignobili fughe, videro sul loro trono assisi i re parvenus, l'ultimo dei quali ebbe almeno per un istante l'epica e generosa ambizione dell'unità d'Italia.
Quei moti del 1799, che in apparenza non fruttarono nulla se non ribadimento di catene, in effetto apparecchiarono i più fortunati eventi a una nazione stata sempre infelice, ridestando quelle virtù che, spesso, come certe piante, nascono solo sulle ruine.
Da quel giorno cominciò a comunicarsi, osò venire in luce il sospiro dell'indipendenza e dell'unità, palpito segreto di tutta la nostra storia, dono divino che sarebbe meglio apprezzato dagli Italiani se un poco più la leggessero e la studiassero. Da quel giorno si fece comune il sentimento e bisogno di libertà, di cui oggi, per merito di quegli eroi, godiamo, e pur troppo talora, per colpa nostra, abusiamo.
L'età plutonica e scettica, poichè il mondo, come disse Carlyle, ha cessato di essere spirituale e s'è fatto meccanico, nelle logomachie degli ignoranti erigentisi a giudici dei pochi che si sanno ancora affinare nel crogiuolo del pensiero, nelle batrocomiomachie dei rettili gorgoglianti nel pantano dell'indecenza, del ricatto gioviale (gioviale nel doppio senso, perchè fu Paolo Giovio a dire che aveva una penna d'oro per chi lo pagava, e per gli altri una di ferro), smarrisce lo spirito della storia divenuto, secondo la frase di Goethe, l'esprit de ces messieurs.
Eppure l'unità, la libertà hanno tanto costato ai padri nostri che, come i Napoletani del 1799, morirono sorridendo, perchè, affacciati alla visione della seconda vita, divinarono che il loro esempio sarebbe stato eterna fiaccola ai buoni, eterna remora ai tristi, eterna malleveria di grandezza alla patria.
Sarebbero invece morti piangendo, se avessero potuto credere che, un secolo dopo, Italiani, all'Italia fatta libera, una e indipendente, rimprovererebbero l'ambizione di parer grande!
Ma ella deve essere grande! Qualche cosa dobbiamo pur restituire a coloro che per lei e per noi s'immolarono. Avendo la patria in cima di ogni nostro pensiero, per essa lavorando con tenace perseveranza, e con candida e cavalleresca lealtà combattendo, potremo riscattarci da una nuova servitù morale che ci travaglia; e creare la vera repubblica, la repubblica degli animi onesti, liberi e sinceri, dove verranno ad abitare con noi, recandoci ammonimento di memorie meste, conforto di speranze liete, coloro che l'ideale consociato della libertà e della virtù suggellarono col sangue proprio, e non d'altrui, nel nome santo d'Italia.