—Si calmi, signora, si calmi,—rispose il buon professore,—posso offrirle un bicchier d'acqua? Ha ragione, ha ragione, non lo mandi più a scuola. Poveri ragazzi! Li ammazzano con questi nuovi sistemi.
—Ecco ciò che volevo chiederle,—ripigliò la signora poichè si fu ricomposta alquanto,—scusi sa, perchè in mezzo a tanti dispiaceri ho quasi perduta la testa.... Il mio figliuolo potrebbe andare intanto due ore al giorno nel banco d'un amico di mio marito buon'anima... Due ore sole per adesso... fin che Angelo sia divenuto più forte... gli darebbero quindici lire al mese... pochine, ma tanto per cominciare.... Senonchè, c'è un guaio, vorrebbero che il ragazzo sapesse scrivere in rotondo, e Angelo dice che non sa, che non lo ha studiato.... Pretesti, forse.
—No, no,—si affrettò a interrompere il professore Antonino,—il rotondo non l'ho insegnato nella sua classe.
—Ebbene, allora vorrei ch'Ella avesse la bontà di dargliene qualche lezione, così per metterlo sulla strada.[19] Il resto lo farà egli da sè....
—Ma sì, ma sì,—sclamò il Bottaro, beato di fare un piacere.
—Noi compenseremo secondo le nostre forze....
—Nemmen per idea[20]... non voglio neanche sentirne a discorrere.... No, signora Emanuelli, se parla di compensi si rivolga ad altri.... Angelo verrà da me per una, per due settimane, anche tutte le mattine se può, e vedrà che bel rotondo egli imparerà a scrivere in cinque o sei lezioni... Siamo intesi,[21] non è vero?
La signora Emanuelli stette alquanto perplessa, tornò a tirar fuori la questione del compenso, ma finì col cedere all'insistenza del professore e disse commossa:—Giacchè il professore è tanto gentile non so come rispondere con un rifiuto. Angelo, che dici al professore?
—Grazie,—bisbigliò il ragazzo.
—Nulla, nulla, caro,—replicò il signor Antonino—Vuoi cominciar domattina?