di maggio

. . . . . rompere e fiaccar bigordi e lance.

E piover da finestre e da balconi

In giù ghirlande e in su melarance;

di luglio, mangiare

Di quella gelatina smisurata,

E starne arrosto e giovani fagiani,

Lessi, capponi, capretti sovrani,

E, cui piacesse, la manza e l'agliata.

Anche Firenze ebbe le sue allegre brigate, sebbene non così pazze come quelle di Siena. Udite ciò che narra il vecchio Villani: «Negli anni di Cristo 1283 si fece nella contrada di Santa Felicita oltr'Arno, onde furono a capo i Rossi con loro vicinanza, una nobile e ricca compagnia, vestiti tutti di robe bianche con uno Signore detto dello Amore. Per la qual brigata non s'intendea se non in giuochi ed in sollazzi e balli di donne, di cavalieri, popolani ed altra gente assai onorevole, andando per la città con trombe e molti stromenti, stando in gioia ed allegrezza a gran conviti di cene e desinari. La quale corte durò presso a tre mesi, e fu la più nobile e nominata che mai si facesse in Firenze e in Toscana.»