È mio proposito,

Morir dall'oste.

Alcuni canti fingono la disputa fra il vino e l'acqua, e naturalmente conchiudono per il vino. Altri invocano e lodano Bacco, ma non più il Bacco che presiede alla vendemmia e che imporpora l'autunno; la gaia serenità campestre non fa per loro; essi della vite non vedono e non curano che il prodotto nella sua ultima forma, e sbottato e versato nelle capaci ciotole del taverniere. Questi sono i poeti del vino. Lo stesso Anacreonte, va in seconda riga al paragone. Che Venere, che Bacco! Essi non sanno di tali connubii; quando sono per bere, bevono; all'amore o già provvidero o provvederanno di poi. I loro canti d'amore non sono meno spontanei e schietti dei canti bacchici, ma stanno da se come questi.

I poeti del medio evo fanno qualche volta del vino un'arma al Demonio. Il gran tentatore prende naturalmente di mira i cuori semplici e puri. Si aggira intorno le muraglie dei conventi agitando il sonno alle novizie, va presso la cella dell'eremita che cercò in fondo ai boschi l'oblio del mondo e delle gioie mondane. Assume tutte le forme, uomo, fuoco fatuo, monaco, cavaliere, scote colle sue metamorfosi terribili e sorridenti la fantasia di chi vuol perdere. Un giorno, capita da un pio solitario, e gli apparisce, orso, leopardo e leone. Il sant'uomo, domanda grazia, e l'ottiene a patto di commettere a volontà uno di questi tre peccati. O di ubriachezza o di lussuria o d'omicidio.

Je dis que tu t'enyvreras

Ou fornication feras

Ou homicide, ce sont trois

Or en peux un prendre à ton chois.

Costretto alla scelta, l'eremita elegge fra i tre quello che gli pare minor peccato, l'ubriachezza, e va a desinare in casa d'un mugnaio dei dintorni. Il diavolo ci mette la coda, s'intende, e fornisce la cantina del mugnaio di molti vini e inebbrianti. Beve il mugnaio, beve la moglie e beve l'eremita, il quale in fin di tavola, come quello che dalle lunghe astinenze è fatto più accensibile, è così brillo da non si reggere. Come tornarsene a casa? La mugnaia, buona donna, presa da compassione, gli offre d'accompagnarlo, ed eccoli in istrada ed a braccetto per forza. E via per campi e prati: la capanna dell'eremita è lontana, ed il peccato ci sta sempre alle spalle. Fatto sta che tra il vino, la vicinanza, l'occasione ed il demonio, chi più ci rimette è il mugnaio. I due restano addormentati uno accanto all'altro sul margine della via. Il mugnaio che vede, o meglio, che non vede tornare la moglie, snebbiato dalla gelosia, s'arma d'un'ascia e corre per raggiungerli. Trova i due dormienti e infuriato sta per colpire l'eremita, quando questi svegliatosi gli abbranca l'ascia e glie ne assesta un tal colpo sul capo che lo fredda. Ed ecco che l'eremita s'è ubriacato, ha fornicato ed ha ucciso. Il diavolo la sapeva lunga e la storiella potrebbe suggerire questa morale. Che di tre peccati che s'abbiano da commettere non bisogna mai scegliere il minore.

Nel poema le Roman de la Rose di Jean de Meung, il poeta ci fornisce interessantissimi ragguagli intorno al modo con cui le castellane solevano comportarsi a tavola. Sono consigli dati alle donne.