Di più grappoli alla rete,
ma Dante aveva detto la stessa cosa, e meglio. Manca al Redi l'infuriare che tanto piace al vecchio Anacreonte, manca l'impeto lirico. Il disordine della sua metrica è ordinato con studio finissimo e compassato e lambiccato; quei versi a scalini che salgono e scendono, non vi menano mai nè in cantina nè su per l'aria a volo colla fantasia. Leggendoli non vi assale mai la voglia matta di uscir dalla regola, di peccare e di far peccare, di accendervi fino alla dimenticanza d'ogni ritegno, di mettere a nudo l'anima vostra e di mostrarne tutte le infermità e le bollenti tenerezze. Il Redi pare a me un buono assaggiatore di vini, membro di un qualche giurì ad un'esposizione enologica, esperto a far confronti, erudito a raccontare la storia d'ogni diverso prodotto, uomo di spirito certo, ma del tutto estraneo a quello che dice. Il vino agisce su di lui come l'amore sui poeti arcadici del secolo passato, non fa nè caldo nè freddo.
Fra i moderni, il maggior poeta del vino è il Beranger. Nelle sue vere canzoni, quelle cioè che corrono di più per le bocche dei francesi, il vino ha, se non la massima, una grandissima parte. E come scintilla nelle immagini, come lo si sente vigoroso nell'onda crescente del verso, come scatta in motti nuovi e inaspettati, come s'attrista senza piagnucolare e ride senza sguaiataggine! È veramente un vino buono e nobile il suo, un corroborante che giova al corpo e rischiara la mente. Sia pieno di Champagne, o di Borgogna, o di vinettini da pasto di famiglia, il bicchiere non gli scivola quasi mai di mano, nè gli trema in modo da imbevere la tovaglia. Getta bensì qualche volta son bonnet par dessus les moulins, e con lui lo gettano o Lisette, o Adele, o Margot, ma le scappate sono così gaie, ma il cuore parla con tanta spontanea sincerità, ma ride tanta giovinezza nei ritornelli delle sue canzoni, ed il bonnet sarà così presto surrogato da un altro, e di là dal molino ce n'è già tanti, che anche il più costumato e pudibondo censore gli perdona volontieri. D'altronde, egli riassume il carattere del popolo francese. Schietto, gaio, accensibile, un po' gradasso ma con grazia, un po' mordente ma senza fiele, ed ospitale più che nessun altro. Riassume anzi il tipo dei vini francesi, vini che fanno discorrere e ridere, che inteneriscono qualche volta, che ci armano di garbate punture, vini di buona società e non traditori. Il Beranger non ha artifizii, è nato alla poesia, e non potrebbe in nessun modo tacersi.
Chanter, ou je m'abuse,
Est ma tache ici-bas.
Tous ceux qu'ainsi j'amuse,
Ne m'aimeront-ils pas?
Quand un cercle m'enchante,
Quand le vin divertit,
Le bon Dieu me dit: Chante,