vanteria ingiusta e crudele che ha una sola scusa nel giungere seconda, anzi nel rispondere ad una provocante canzone tedesca del Becker. E poichè ho nominato il Musset, tratteniamoci un momento di lui, che è il maggiore poeta lirico della Francia, poichè a mio vedere Victor Hugo ha un ingegno più epico che lirico. Anche il Musset ha cantato del vino, ma dovette essere una trista pianta e una terra ingrata ed una vendemmia senza canti quella che produsse il vino che s'incontra nei suoi versi. Dove sono andate la gaia spensieratezza e la superba incuranza di ogni avversità che i bevitori ed i poeti di una volta cercavano e trovavano in fondo al bicchiere? Il vino del Musset, come quello del Byron è ragionatore e cattivo ragionatore, malinconico, cupo, senza speranze, nemico della vita e dell'amore. Vinaccio da bettola di mala fama, tracannato in male compagnie che genera disgusti e stimola alle più ciniche dissolutezze. O meglio ancora, diciamolo, quel vino è innocente e le morbose ebbrezze di quella poesia non derivano da lui. Esse erano prima che lo si bevesse e perdurano suo malgrado.
Ah! malheur à celui qui laisse la débauche
Planter le premier clou sous sa mamelle gauche!
Le cœur d'un homme vierge est un vase profond:
Lorsque la première eau qu'on y verse est impure
La mer y passerait sans laver la souillure
Car l'abîme est immense, et la tâche est au fond.
Non era la crapula che doveva dire il poeta, ma lo sconforto, il dubbio e l'amaro disprezzo degli uomini e della vita. Quella è la prima acqua impura della quale il mare istesso non potrebbe lavare la macchia. E allora a che serve correre le taverne, ubriacarsi cantando canzoni oscene ed uccidere il solo ausiliare che potrebbe giovarci, la ragione?
Le mépris, Dieu puissant, voilà donc la science!
E contro una tal scienza non c'è vino che basti.