Signori!
Senza passione e senza velo vi ho esposto di quanto bene e di quanto male noi andiamo debitori all'alcool; di quale infinita misura i danni superino i vantaggi. L'alcoolismo è una calamità pubblica, che s'aggrava ogni dì più, e contro cui i Governi illuminati hanno già incominciato la difesa. — Del resto, chi non ne ricorda l'influenza sulla Comune a Parigi? Chi non ne riconosce l'influenza su quel malessere profondo, che tormenta le basse classi sociali?
Altri vi parlerà dei provvedimenti da prendersi. Il più radicale sarebbe quello di bandir l'alcool dall'uso quotidiano, e a ciò mirano molte Società di temperanza. Ma diciamolo subito: tendere a ciò sarebbe tendere verso un'utopia.
Gli uomini, in qualunque tempo, paese, grado di civiltà ebbero sempre bisogno di quelle sostanze che il mio illustre maestro, il prof. Mantegazza, chiamò alimenti nervosi, e che essi seppero procurarsi in mille modi diversi[[IX-14]]. Orbene, pigliatemi la coca od il mate, il caffè od il betel, l'haschisch o l'oppio o il thè od il tabacco, e ditemi quale di essi, pel prezzo, per la facilità di averlo, e, più che tutto, per gli effetti possa competere vittoriosamente coll'alcool?
Certo, se l'uomo non fosse stato cacciato dal paradiso terrestre, e vivesse ancora in un'atmosfera di pace e d'amore, egli potrebbe passarsi d'ogni alimento nervoso. — Ma in questa nostra società, dove non si può progredire che sul corpo dei caduti, dove quasi ogni giorno che passa ci appresta un disinganno od uno sconforto, dove l'ideale divino è impallidito di tanto, e l'umano non ci convince o riscalda quanto bisognerebbe, in questa nostra società chi oserà lanciare l'anatema contro questo nettare che infonde la calma, e tempra l'animo ed aguzza la mente ad una lotta sempre nuova?
Ma una cosa possiamo e dobbiamo fare con speranza di successo. Combattere l'invasione crescente dei liquori coll'opporle del vino buono ed a buon mercato; sostituire all'alcool dei liquori, così concentrato, e così certamente venefico, l'alcool del vino, più gradito al palato, e di cui più facilmente si può frenare l'abuso. — E se altri può dubitare della riuscita, non lo dobbiamo noi, nati in una terra a cui la vite ha prodigato i suoi tesori, fra un popolo ch'ebbe sempre la moderazione a virtù prediletta.
Anch'io, dunque, coll'amico Cognetti, faccio voti perchè in Italia s'aumenti e si migliori la produzione del vino; ma non già, com'egli vorrebbe, per venderlo agli stranieri, sì bene per tenerlo e berlo fra noi.
[IX-1] Klebs, Handbuch der path. Anatomie, Berlin, 1868.