I primi indigeni d'Australia e d'America furon distrutti più dal gin che dal ferro europeo, tanto che essi l'adducono a scusa delle loro feroci rappresaglie.

I Maori, che erano nel 1849 ben 120 mila, nel 1858 grazie all'alcool calavano a 56 mila (Baer, op. c., 1871) e nel 1874 eran 47,001. L'alcool fu la loro ruina, come la temperanza era la base della lor felicità. Brunet non può spiegare l'indole perniciosa osservatasi nei morbi nelle razze Polinesie, qualche anno dopo la venuta degli europei, se non coll'abuso degli alcool. Il negro, che vive 80 anni se sobrio, se usa rhum muore nel fior della vita.

Rimedi. — Ed ora veniamo ai rimedi.

Lasciamo da parte la pura terapia, impotente sempre negli ultimi stadi, maravigliosa, invece, nei principii e più come preventiva, p. es., quando rompe tutto ad un tratto le abitudini alcooliche e quando istituisce gli ospedali pei bevoni, che nella sola Wasington ne ricoverarono in 16 anni non meno di 4200. Limitiamoci alle misure politiche e sociali, poste in opera per combattere l'alcoolismo. — E sono, in vero, straordinari, e fino anche bizzarri, gli sforzi fatti in proposito in ispecie dalle razze Anglo-Sassoni. Le società di temperanza istituite in Inghilterra e in America, non si ridussero ad un circolo di Arcadi, riuniti per far pompeggiare i propri discorsi in armonica cadenza; ma sono così numerose, così attive e dispongono di così formidabili capitali da riescire una vera potenza; esse, in Inghilterra, nel 1867, salivano, già, a 3 milioni di membri, con tre giornali settimanali e tre mensili. A Glasgow spendevano 2000 sterline per erigere caffè là dove gli operai si agglomeravano di più nelle bettole; a Londra aprivano sale da The e da spettacoli, nei giorni di festa, capaci di più di 4500 persone. A Baltimora in America, i soli membri rappresentati al congresso superavano i 350,000, nel 1835 essi avevano già superato i 2 milioni ed in 5 anni si vantavano di aver fatto chiudere 4 mila distillerie e soppresse 8 mila osterie. — Nella Svezia la società di Bolag radunò un tal capitale da poter acquistare tutte le osterie di un distretto, e obbligare gli osti, diventati suoi garzoni, a cavare il guadagno dal the e dal caffè e dai cibi e non dal vino, escludendone quelli che si volevano sottrarre a quest'obbligo; ed essa trovò degni imitatori in ben 147 città di Svezia.

In America, perfino la donna divenne un potente alleato a questi fieri nemici degli alcoolici; esse avendo alle spalle i fratelli e i mariti, colle preghiere prima, coi sermoni, ripetuti al caso fino a inebitirlo, costringevano l'aquavitaio a chiudere bottega. Qualcheduno resistette e minacciò marchiarle col ferro, o le inondò colle pompe o ricorse ai tribunali, e mandò contro loro coppie di orsi, ma esse erano protette dalla loro stessa debolezza, dalla loro tenacia e dalla santità della loro causa, e quand'anche condannate dal giurì, trovavano giudici che non facevano eseguire il verdetto; quando anche messe in fuga, un giorno, ritornavano da capo il giorno appresso, sicchè a molti fu giocoforza di cedere.

Tanti sforzi riuniti delle società giunsero a modificare in proposito profondamente le leggi. Si cominciò in America del Nord fin dal 1832 a ordinare un supplemento di paga ad ogni marinaio che rinunciasse alla sua razione di Grog; nelle truppe di terra si tolsero i liquori forti alla razione (proibendo anche persino di venderne alle vivandiere), compensandoli in caffè e zucchero, misura imitatasi, poi, dalle grandi società industriali.

Nel 1845 lo stato di New-York si dichiarò contrario alla vendita dell'alcool; altrettanto si fece nel Mayne; ma siccome nei magazzini si rivendeva egualmente in segreto, si passò dopo molte lotte alla famosa legge del Mayne, che proibiva assolutamente la fabbrica e persino la vendita di liquori spiritosi, tranne per l'uso igienico, e pur ne difficoltava ed assai il trasporto; proibiva di tenerne nelle proprie case più di un gallone, autorizzava perfino le perquisizioni domiciliari per scoprirne i depositi nelle case private[[X-16]]. Questa legge fu adottata anche dagli Stati vicini di Michigan, Connecticut, Indiana, Delaware, ecc.: ma fu in gran parte neutralizzata dagli stranieri e dalla facoltà che aveva il potere centrale di dare concessioni di osterie.

In tutti poi gli Stati Uniti, con leggi parlamentari 1841 e 1875, si proibì all'oste di dar da bere agli scolari, ai minorenni, agli alienati ed ai selvaggi (legge imitata poi dalla Prussia e dalla Svizzera); si rese responsale l'oste dei danni o lesioni che potesse recare l'ubbriaco, per il che nell'Illinese deve fare un deposito da 4 a 5000 dollari; anzi in alcuni stati esso deve rispondere anche pei danni che reca alla famiglia stessa del beone abituale coll'ozio e colle malattie procurate dalle sue bevande. Anche le concessioni vennero limitate e gli osti assoggettati a forti tasse annue, da 200 fino a 1000 dollari.

In Inghilterra fin dal 1656 si proibì la vendita di spiritosi alle feste, più tardi con legge 1854 e 1872 se ne limitarono a poche ore gli spacci.

In Iscozia, anzi, dopo la legge Forbes Mackenzie, si chiusero del tutto nelle feste le osterie, e d'allora in poi gli arrestati per ubbriachezza decrebbero da 6367 a 1317 e quelli in domenica da 729 a 164; meglio a Glasgow da 23,785 a 16,466.