Siccome l'ozio e le feste sono, come ci mostrò la statistica (v. s.), i grandi fautori dei delitti alcoolistici, così fu giusto consiglio di scemare le feste e in quelle che restano, istituire palestre ginnastiche, rappresentazioni di poca spesa, come si pratica in Inghilterra. Noi udimmo, precisamente a Torino, in una radunanza popolare contro l'ubbriachezza sorgere un operaio a chiedere che nei giorni festivi venissero i teatri aperti anche nelle ore diurne, se si voleva che gli operai non accorressero alle osterie; e ci parve la sola proposta giusta che si emettesse in quella veneranda assemblea.
Forni ci racconta come in un paesello del Sud l'oste fece bastonare un capo-comico perchè dopo la sua venuta (i suoi spettacoli erano a 3 soldi), spacciava appena la metà del vino di prima (Lombroso, Incremento al delitto, p. 81).
Fornire un eccitamento intellettuale al povero popolo che ne abbisogna, ma fornirlo di tal guisa che non gli guasti la mente ed il corpo, ecco il vero ideale di un previdente legislatore, filantropo; e perciò quindi trovo giusto lo scemare quanto sia possibile le tasse sul caffè e sul thè, in confronto del vino e sopratutto degli alcooli, facendo un'eccezione a favore del primo, solo alla peggio, nei paesi dove di questi ultimi si tenda ad abusare.
Non già che anche il vino non avveleni, a sua volta, ma assai meno rapidamente e meno facilmente dei liquori e specie, di quelli più fatali che contengono, oltre il veleno alcoolico più concentrato, anche altre droghe altrettanto venefiche; come l'absinth, il vermout, ecc., ben inteso che certi vini tristi (bleu) artifiziati con tinture, alcool e droghe, vanno contati come pessimi liquori, e devono essere, più ancora di questi, presi di mira, appunto pel maggiore spaccio che segue al buon prezzo.
Sopratutto conviene colpire, inesorabilmente, con restrizioni dell'ore notturne, dei giorni festivi e di licenze, e coll'obbligo di vendere anche caffè ed alimenti, gli spacciatori al minuto di alcoolici, specialmente in vicinanza alle fabbriche e peggio se dentro di esse e delle miniere, e se, come ci rivelò il Ciccone, il padrone stesso vi fosse interessato, potendo contribuire così coll'autorità propria, anzi, colla stessa paga, a corrompere e ad avvelenare anche il più sobrio operaio.
Quanto a conoscere quale fra i tanti rimedi l'uno più grave dell'altro sia preferibile da noi, spetterà non al medico ma allo statista il decidere; ma certo qualche cosa si deve fare e presto se non si vuole che mano mano che cresciamo in industria e in civiltà sorga da noi, o piuttosto s'ingigantisca (perchè pur troppo è già sorta) la lurida piaga dell'alcoolismo, che è nemica non solo della libertà, ma anche della sicurezza sociale; e che unendosi ad altre piaghe pur troppo nostre e pur troppo trascurate anch'esse e inciprignite, come quelle della malaria, e della pellagra, ci renderanno col tempo gli iloti d'Europa. — E non si venga fuori colla solita, avvocatesca, gherminella della libertà, sotto cui a poco a poco ci vediamo stringere i polsi e atrofizzare il cervello peggio che un tempo sotto le panie dei frati di S. Ignazio. — Quando vedo il più puro, il più democratico fra il purissimo sangue anglo-sassone, come lo stato del Mayne, limitare perfino la quantità d'alcool che un cittadino può tenere in sua casa e rendere responsale l'oste dei danni di ciascun suo cliente ubbriaco e limitate in certi giorni le ore dell'apertura e dapertutto nei paesi civili d'Europa limitato il numero degli esercizi e istituiti in alcuni, per ciò, appositi ispettori di controllo, e quando vedo farsi di tali misure promotore, apostolo, ed anzi, quasi martire, Gladstone, mentre da noi si vocia a tutta gola come a despoti o socialisti dottrinari contro coloro che, come Minghetti, Luzzatti e A. Mario, invocano l'intervento dello stato a tutela dell'igiene, e quando vedo anzi semprepiù allargate e libere le licenze, ed aumentate le ore d'apertura dell'osterie, e quando vedo non una voce sorgere perchè si sostituisca alle fatali tasse sul sale e sui grani, quelle dell'alcool od almeno sugli esercizi degli acquavitai, che sarebbero tanto più moralizzanti, io mi domando se codesta libertà, di cui facciamo tanta pompa, non copra, invece, col suo splendido nome, una merce avariata, e quel che è peggio, non ci dissimuli, sotto un fragile orpello, un vicino e grave pericolo.
| Vino e liquori fermentati, effetti in | |||
| MALE | BENE | ||
| Pauperismo | Conforto ai dolori | ||
| Statura abbassata | Spinta all'erotismo | ||
| Mortalità aumentata | » | alla benevolenza | |
| Predisposizione alle epidemie | » | all'associazione | |
| Maggiore vulnerabilità al freddo | Eccita la fantasia e la memoria | ||
| Fecondità imprevidente prima | Aumenta momentaneamente la digestione | ||
| » | diminuita poi | ||
| Facili aborti | Aumenta il lavoro muscolare | ||
| Sterilità | » | il senso genitivo | |
| Impotenza | Previene i miasmi | ||
| Suicidi | Risparmia l'organismo | ||
| Perdita del senso d'onore | Rende facile la loquela | ||
| » | dell'amor di famiglia | Aumenta l'allegria | |
| Apatia completa | Risparmio provvisorio degli albuminoidi del corpo | ||
| Pazzia, epilessia, demenza | |||
| Tremori, ambliopia, paralisi | Abbassa la temperatura nella malattia | ||
| Infiammazioni cerebrali, intestinali, gastriche | |||
| Tristezza abituale | |||
| Pazzia, microcefalia, demenza nei figli | |||
| Ribellioni | |||
| Omicidio | |||
| Attentati al pudore | |||
| Delitti senza causa | |||