Non solo in Francia ed in Svizzera si trova oggidì la fillossera, ma anche in Ispagna ed in varie parti dell'Europa centrale ed orientale e al di là del limite entro il quale la vite cresce e fruttifica in piena terra si trova nelle serre.
I governi di tutta Europa fanno congressi internazionali, ed in ogni nazione i naturalisti sono invitati a studiare la quistione; in questi giorni sono radunati a Roma in commissione naturalisti ed agronomi a cercare i rimedî. Io parlava un giorno ad un naturalista zelante della inutilità dei rimedî tentati, ed egli mi rispose: — Bisogna fare qualche cosa, ad ogni costo far qualche cosa: meglio sradicare i vigneti che non far nulla. —
La fillossera ha parecchi nemici naturali: ne distruggono le libellule, alcuni coleotteri, come le coccinelle, gli uccelletti; più infesti alla fillossera sono gli acari, e fra questi uno è riconosciuto suo grande distruggitore, diligentemente studiato e descritto, e denominato Tyrogliphus phylloxerae; ma, come sempre, il distruggitore cresce e si moltiplica in ragione dell'ospite cui divora, e sempre questo è più numeroso.
La complicatezza della carriera vitale della fillossera, ciò ripetiamo ancora una volta, la sua vita in gran parte sotterranea, la grande prolificità, proteggono la moltiplicazione della fillossera, ed un solo individuo alato sfuggito ai suoi nemici può andare in lontane contrade a spargere a migliaia di milioni innumerevoli le schiere infeste devastatrici.
Lo aver solo un paio d'ali valse a far denominare Ditteri certi noti insetti; il nome che hanno fu loro dato da Aristotile oltre a due mila anni or sono. Le mosche e le zanzare sono i più noti rappresentanti di quest'ordine d'insetti. Il nostro Rondani, naturalista molto meritevole, più meritevole assai che non conosciuto ed apprezzato, morto recentemente, il quale si consacrò con speciale amore e dedicò gran parte della sua vita allo studio dei ditteri, parlò maestrevolmente dei danni che arreca il moscerino dell'uva, di cui descrisse i costumi, e che denominò Drosophila uvarum. Questo moscerino, il quale si trova in quantità grandissime nelle cantine, quando segue la fermentazione del vino depone le uova negli acini già intaccati da altri insetti e con un principio di fermentazione; nei vigneti piantati in luoghi umidi, in fondo alle vallate, questo insetto è più abbondante e reca maggior danno col far marcire gli acini; nei vigneti ben soleggiati, sui colli aprici è in minor numero e arreca minor danno, perchè gli acini tendono meno al marcire e piuttosto allo appassire. In ogni caso non è mai molto nocevole questo moscerino che non riesce da sè a forare gli acini ed ha bisogno che altri gli apra la strada. Molti ditteri sono utili alla vite facendo morire bruchi di farfalle o larve di coleotteri nocevoli, e in singolarissimo modo, come più estesamente fanno certi imenotteri, per la qual cosa mi riservo a parlare di ciò quando sarò a dire di questi ultimi insetti.
Lepidotteri. Con questo nome vengono chiamati scientificamente quei leggiadri insetti che son noti a tutti col nome di farfalle, e che sfoggiano nello stato adulto aleggiando per l'aria le maraviglie dei loro variopinti colori: in questi insetti le metamorfosi sono veramente compiute: sguscia dall'uovo una forma che il volgo chiama addirittura verme, e che di verme ha veramente sembianza: questo ad un certo periodo della vita s'isola dal mondo esterno incrisalidandosi, ed esce finalmente pel suo ultimo stadio più elevato e perfetto. La vita della farfalla in quest'ultimo stadio è tutto una vita di volo e di allegrezza, e l'opera della riproduzione la occupa tutta: è breve e lieta. La vita in istato di bruco è tutta una vita di nutrizione; la vita in istato di crisalide è tutta rivolta all'opera della trasformazione. La vita di bruco è tutta una vita di nutrizione: l'animaletto non fa altro che pascersi: tutta la sua organizzazione non è, si può dire, fatta d'altro che di organi digerenti: i sensi lavorano pochissimo, è al tutto scarsa la locomozione, tutte le forze dell'essere sono volte a mangiare, e giorno e notte non fa altro accumulando una immensa copia di grasso sotto alla pelle lucida e tesa, che di tratto in tratto si screpola e vuol essere mutata. Quando milioni e milioni di questi bruchi sono sopra alla vite, s'intende come ogni verde ne deva scomparire: le gemme, i fiori, le foglie, i grappoli, tutto divorano questi terribili bruchi delle farfalle, numerosi d'individui come di specie. Alcuni anni or sono i Lepidotteri in istato di bruco venivan proclamati i più terribili nemici della vite fra tutti gl'insetti: oggi non è più così, perchè la fillossera, più formidabile, è venuta a dare all'ordine dei Rincoti tale funesta prerogativa. Ma i danni recati dai bruchi delle farfalle non sono per questo scemati. Si conoscono una buona ventina di specie veramente dannosissime, ed un numero maggiore d'altre che recano un minor danno, ma pur grave, e che da un giorno all'altro, date le circostanze, possono diventare dannosissime pur esse. Ne menzionerò qui specialmente qualcuna.
Nota comunemente è la Piralide della vite, Pyralis vitis dei naturalisti, chiamata anche più modernamente Tortrix pilleriana. Non solo oggi è conosciuta comunemente questa specie, ma anche in passato, e fino da tempo antichissimo fu fatto menzione di certe annate, nelle quali apparve in numero sterminatissimo e fu causa di sommi danni. Frequentemente i bruchi della Piralide devastarono i vigneti nel medio evo. In Francia, ad Argenteuil, nel 1562, questi bruchi, che negli scritti del tempo son chiamati.... Lysetes, Becardos, ma più comunemente Diablotinos, desolarono talmente il paese che l'Arcivescovo di Parigi si credette in dovere di scomunicarli.
La scomunica era il mezzo più adoperato allora contro i bruchi e gli animali nocivi in generale. In Torino fino alla fine del secolo scorso fu quest'uso: il Municipio comprava ogni anno da Roma una maledittione che pagava il più possibile per averla più forte: pel prezzo trattava all'amichevole il diplomatico del nostro Principe presso la Corte di Roma. Venuta la maledittione, l'arcivescovo in pompa magna, circondato dallo stato maggiore de' suoi canonici, cui faceva ala un esercitino di chierichetti, il Sindaco e i signori di città vestiti alla spagnuola, insomma tutte le autorità ecclesiastiche, militari, civili, municipali, si raccoglievano in Piazza Castello presso il portone del Palazzo Madama in faccia a Doragrossa: l'Arcivescovo saliva sopra un palco coperto di velluto, posto appunto dove ora è il piedestallo dell'alfiere di marmo donato dai Milanesi all'esercito sardo, e si veniva così a trovare in vista al disopra delle teste degli altri com'è ora la statua dell'alfiere; allora con voce tonante scagliava la maledittione e i chierichetti proseguivano colle giovanili loro voci un canto in coro.
La scomunica era il mezzo principale adoperato contro i bruchi, ma non era il solo: c'erano anche i processi davanti ai tribunali susseguiti dalle condanne, ma dopo che erano state fatte da valenti avvocati le accuse e le difese. A Vercelli ci fu una grande discussione se certi bruchi dovessero essere giudicati dai tribunali civili oppure dagli ecclesiastici, perchè avevano saziato il loro appetito sulle terre di una parrocchia.
I danni della Piralide della vite furono in Italia frequenti e gravi in parecchi luoghi; ora questa specie non fa più parlare di sè, dappertutto si è fatta piuttosto rara e da qualche località pare al tutto scomparsa. Ben inteso, ciò non ci assicura per l'avvenire.