Nel 1669, quando il dazio su' vini che entravano in Inghilterra era di quattro pence (cent. 20) per gallone (lit. 4.543), ventimila tonnellate di vino francese e 25,000 di vini portoghesi, spagnuoli e renani costituivano l'annua importazione. In quel tempo il vino non era, nella Granbrettagna, un lusso del ricco. Lo divenne dopo l'aggravio de' dazi ed il popolo si volse a bevande artefatte e spiritose. Nè è tutto. Data da quella mutazione del regime daziario de' vini l'adulterazione del Porto e del Xeres, diventata poi sistematica ed entrata nelle abitudini dei consumatori, il cui gusto si acconciò al Porto artificiale, tanto da preferirlo al legittimo, ed i bevitori di Xeres si cangiarono in bevitori di Sherry. In tal guisa l'aggravio della tariffa riusciva pregiudizievole così alla Francia, paese di grande produzione, che vedeva restringersi lo spaccio ed il lucro, come all'Inghilterra, paese di consumo, ove i prodotti delle distillerie prendevano il posto de' vini mancati. Il Trattato di Methuen, sotto pretesto di aprire un sicuro mercato a' tessuti di lana inglesi, privò l'Inghilterra di un rilevante e naturale traffico con un popolo vicino e la costrinse a prendere il prodotto, inferiore e più caro, di un paese che non era in grado di provvedere in larga misura il mercato britannico. Similmente Napoli aggravò il dazio d'uscita sul vino e perdette il mercato di Genova. Ed ecco, o signori, come il comparativo uso o disuso del vino nei paesi che non ne producono, sia curioso e notevole indizio dell'influenza che le legislazioni fiscali esercitano sulle abitudini popolari.

V.

Fortunatamente i criteri della politica Colbertiana andarono poco a poco indebolendosi, ed il commercio del vino potè svolgersi in modo meno irregolare e più conforme alle esigenze determinate dal vario talento de' popoli, dalla diversa posizione de' paesi, dalla moltiforme attitudine dei produttori a somministrare gli elementi della ricchezza sociale. La produzione del vino ha una propria regione segnata dalla natura nella zona della vite. Ed in cotesta zona va notato un fenomeno curioso ed è che ne' paesi nordici abbonda il vino bianco e ne' meridionali il vino rosso, proprio come ne' primi — il riscontro m'è stato suggerito dal mio egregio collega il prof. Lombroso — prevalgono i capelli biondi e ne' secondi le chiome nere. Un'altra circostanza: i vini del mezzodì sono più alcoolici de' vini del nord. Di tale maniera vediamo posti da natura i fondamenti del traffico del vino.

In quali condizioni esso si trova ai giorni nostri?

Tra' paesi produttori della zona viticola europea predomina la Francia, la cui produzione nel decennio anteriore al 1859 segnò una media annuale di 30 milioni d'ettolitri ed è salita nel decennio posteriore alla media di 56 milioni, malgrado l'oidium e la fillossera, cause di accidentali diminuzioni riparate dall'industria col vinage. L'esportazione crebbe anch'essa sensibilmente da 2 milioni e mezzo d'ettolitri che era nel 1859, sino a 4 milioni nel 1873. Nel decennio successivo il raccolto medio annuale diede 54.636.000 ettolitri, e s'ebbe una esportazione di 3.469.000 ettolitri all'anno in media. Il valore della produzione annua si può calcolare in commercio a circa due miliardi di franchi; quello dell'esportazione tocca i 300 milioni. Al moto ascendente dell'esportazione hanno contribuito in maniera speciale la Germania — gli Alsaziani ed i Lorenesi serbano fede a' vini di Francia, — la Svizzera, l'Inghilterra ed il Belgio in Europa e Rio de la Plata nel continente americano (Tav. I).

S. Cognetti de Martiis dis

E. Loescher Editore, Torino—Roma