Quantunque si abbiano vini eccellenti nel Portogallo, la vite manca nelle provincie umide della Spagna volte a maestro, cioè nella Gallizia e nelle Asturie. Possiamo poi stabilire un limite al settentrione dei paesi dell'Europa centrale. Questo limite si parte dalle foci della Loira a 47° 20′ di lat., dal qual punto procede verso oriente, passando per Andelys, Compiègne e Laon, in modo da tagliare al di fuori una zona comprendente varii dipartimenti della Francia, ove la cultura della vite manca, cioè Finistère, Côtes du Nord, Manche, Orne, Calvados, Seine inférieure, Pas-de-Calais e Nord. Nel Belgio esso limite passa per Argenteau sulla Mosa fra Liegi e Maestricht, cioè a 50° 45′ di lat. In Germania lo troviamo lungo il Reno presso Dusseldorf, da dove poi si spinge fino a Postdam a 52° 27′, ed a Berlino 52° 31′, località cui corrisponde il punto più elevato della linea, il punto cioè della maggiore latitudine. In tutto il tratto descritto si può ritenere che il nostro limite abbia subìto un notevole regresso in tempi da noi non molto lontani: imperocchè si hanno prove ch'esistevano una volta estesi vigneti al di là di esso. In Normandia esiste la tradizione che numerosi vigneti fossero devastati nel secolo XIV dagli Inglesi, all'oggetto di favorire la loro cultura alla Giammaica, e molte carte del IX e XIII secolo fanno menzione di vigneti nella Brettagna e nella Piccardia. Nell'Inghilterra anticamente non esistevano vigneti, come ne fa fede Tacito[[VI-5]]; ma in tempi meno remoti da noi la vite si coltivava in proporzioni assai vaste nel mezzodì di quel paese. La provincia di Glocester era non solo famosa pei suoi vigneti, ma produceva le uve le più squisite di tutta l'isola. La cronaca di Stow parla di vino che si faceva nel parco di Windsor, e si citano pure carte riguardanti le spese che si facevano per le piantate di viti all'epoca di Riccardo II. Però attualmente pochissimi vigneti si osservano in Inghilterra, e per quanto le uve che in questi si colgono non sieno sempre sgradevoli al gusto, ed il vino che se ne ottiene non sia sempre spregevole, sembra che i paesi vinicoli del continente non si sieno gran fatto allarmati per tale concorrenza. Da Postdam il limite di cui parliamo si continua per breve tratto conservandosi presso a poco alla medesima latitudine, e quindi gradatamente discende lungo le pendici meridionali dei Carpazi, includendo la Boemia e la Moravia che posseggono estesissimi vigneti; passa poi questi monti al 48° circa di latitudine per penetrare in Buchowina che attraversa, tocca Mohilew lungo il Dniester, sempre ai 48°, e risale un poco a Krementshug sul Dnieper ai 49°. Sembrerebbe poi che il nostro limite passasse fra Zarizyn e Serapta presso il Volga, se pure non riuscirono a buon fine le coltivazioni osservate dal Pallas più a settentrione di questa città, per prolungarsi attraverso la parte superiore del Caspio, verso lo interno dell'Asia.
Pel centro dell'Asia la scarsità delle notizie ci vieta di stabilire dei limiti abbastanza precisi. Solo sappiamo che vi si osservano dei vigneti sparsi qua e là, ove si sono formati dei centri di popolazione, come a Kamil a 43° di lat. e 92° di long. da Parigi, e quelle di H' lassa nel Thibet chinese a 29° 41′ di lat. Sappiamo poi, per quanto ne riferisce il Bunge, che la vite si coltiva presso Pechino su vaste proporzioni ed al mezzodì fino al Gouan-gou.
Scendendo verso l'equatore, troviamo pure che la cultura della vite incontra altro limite. Così troviamo vigneti alle Canarie e pure lungo la costa settentrionale dell'Affrica, però di rado al disotto dei 30° di lat. Nella Persia settentrionale e nella Bucharia si osservano estesi vigneti. Manca però la vite nelle parti meridionali della Persia ed in gran parte dell'India, ed in generale in tutte le regioni equatoriali, nelle quali la rigogliosa vegetazione, provocata dall'eccessivo calore e dall'umidità, di rado le consentono di fiorire, ed ove ordinariamente produce dei frutti ben poco succosi ed inutili.
Nell'America Settentrionale si può dire che la cultura della nostra vite ha completamente fallito in tutta la regione situata al di qua delle Montagne rocciose. Tutte le piantagioni fatte con viti francesi, spagnuole, portoghesi, maderesi, renane sono andate gradatamente deperendo ed in tempo più o meno breve distrutte[[VI-6]], onde convenne ricorrere alla varietà delle specie indigene, cioè al Catawba, all'Herbermond, allo Scuppernong ed al Concord. L'imperizia, il clima, la qualità del terreno, la natura della vite nostra si credettero da principio le cause di tali disastri; molti però attualmente ritengono che la Phylloxera, che appunto sarebbe a noi stata recata dall'America, debba considerarsi come la causa principale di questo fatto. Al di là delle Montagne rocciose la vite prospera nel Nuovo Messico e nella California.
Nell'America meridionale la cultura della vite ha dato buoni risultati lungo la pendice orientale delle Ande a Mendoza, a Saint-Jouan e a Roja, ove si preparano dei vini eccellenti. Si citano pure dei vigneti alla Concezione, circa al 37° di latitudine australe.
Si coltiva poi con ottimi resultati la vite al Capo di Buona Speranza, ove si ottengono dei vini molto pregiati, i cosidetti vini di Costanza, e pure nella Nuova Olanda, ove la cultura si effettua principalmente nella Nuova Galles del Sud.
Similmente a quanto si verifica per molte altre piante dei climi temperati, la cultura della vite tanto più si estende in altezza sui fianchi delle montagne quanto è minore la latitudine. Ben si intende però che su ciò non poco influiscono le condizioni topografiche locali, la qualità dei vitigni ed altre circostanze, per cui ad egual latitudine si possono riscontrare altezze assai differenti e viceversa. Nelle colline del mezzodì dei Carpazi essa si eleva fino ai 290 metri. In Francia si trovano vigneti all'altezza di 509m in Alvernia, e si citano come limite estremo le colture di Valai ad 800m, per quanto se ne osservino nelle Alte Alpi a 1200m d'elevazione. Nelle buone esposizioni del cantone di Neuchâtel sulle pendici del Giura, la vite si eleva fino a 450 ed anche ai 550m. Nel cantone dei Grigioni essa giunge fino ai 740m circa, ed in generale si può ritenere che per la Svizzera il limite medio dell'elevazione è dai 480 ai 550m. Nelle pendici meridionali delle Alpi troviamo coltivazioni ordinariamente fino ai 600m d'elevazione, e talora pure ad un'altezza assai maggiore, come in Val d'Aosta, ove raggiungono gli 890 ed anche i 1180m, presso Chiavenna, ove si trovano viti sino a 948 metri, e presso il lago di Como, ove se ne osservano fino a 970m. Negli Appennini centrali il limite supera sovente gli 800m, e nell'Etna, secondo quanto asserisce il Gemmellaro, i vigneti salgono fino a 1299m dal lato di mezzodì e di levante. Secondo il Ramond, nell'Andalusia la cultura della vite giungerebbe fino a 1364m d'elevazione. Fuori d'Europa questi limiti sono poco conosciuti; si dice però che nell'Imalaia la vite possa coltivarsi fino a 2500m d'elevazione.
Fra i vegetali che vivono parassiticamente sopra alcune specie del genere Vitis, meriterebbero di esser qui ricordate le famose Rafflesie, quelle piante stranissime, il cui apparecchio di vegetazione serpeggia nelle radici di varie specie dei tropici, e che quindi si rende manifesto con la produzione di magnifici fiori, che sbocciano sulle radici stesse, raggiungendo il diametro di 3 piedi inglesi: ma io non intendo di trattenervi su tali piante che non si sviluppano sulla nostra vite, ma bensì sovr'altre che presso di noi talora gravemente la danneggiano.
L'elenco dei vegetali che vivono sopra gli organi della vite si è considerevolmente accresciuto in questi ultimi tempi. Nel 1854 infatti il Westendorp ne citava 22 per la vite ed 1 per la Vitis rotundifolia: nel 1876 il Thümen ne citava 31 per la Vitis vinifera, 2 per la Vitis labrusca ed 1 per la Vitis vulpina: mentre il Pirotta nel 1877 ne enumerava circa 120[[VI-7]] sopra le varie specie coltivate, ed il Thümen fa ultimamente ascendere questo numero fino a più di 150[[VI-8]]. Nè è a ritenersi che qui s'arresti il numero di tali vegetali, essendochè vi è tutta la probabilità che gli studi ulteriori ne facciano conoscere ancora dei nuovi. Fortunatamente però, di tutti quelli che vivono sulla nostra vite, pochi sono quelli che possono gravemente danneggiarla; poichè la maggior parte di essi si contenta di vivere sugli organi della pianta già morti od in via di deperimento, mentre pochi son quelli che si sviluppano sugli organi viventi e che si meritano il nome di parassiti.
Ho creduto opportuno di riportare nel quadro qui unito i nomi delle diverse specie che si sviluppano sugli organi della Vitis vinifera, contrassegnando con carattere corsivo i nomi di quelli che riuscirono dannosi o che possono esserlo. Io mi limiterò a dirvi poche parole di alcuni di questi.