L'ubbriaco si addormenta con facilità, il suo sonno è grave, russante: chiamandolo per nome, scuotendolo non si desta, spruzzandogli con acqua il viso apre gli occhi istupiditi e rimpiomba nel suo intontimento.

Spesso si trovano questi ubbriachi distesi al suolo, insozzati negli avanzi dell'orgia, col pallore della morte sul volto. Sollevati cadono colle braccia e le gambe penzoloni come un cencio bagnato. La sensibilità della pelle è scomparsa. Il naso, le mani, i piedi sono freddi. La respirazione sempre più debole non basta più ad alimentare la fiamma della vita.

L'acido carbonico che si accumula nel sangue, perchè non può venire eliminato, dà alla pelle delle mani e del volto un colore paonazzo, ed aggrava precipitosamente lo stato della narcosi alcoolica. Si produce così un secondo avvelenamento che può riescire fatale.

Noi siamo giunti agli estremi aneliti di chi si ammazza coll'alcool; a quell'ultimo confine della vita dove la mano abile di un medico può ancora salvare l'ubbriaco dalla morte per mezzo della respirazione artificiale. Ma se tarda il soccorso incomincia l'agonia e si spegne lentamente la vita per asfissia, o per paralisi del cuore.

Per fortuna questi casi sono rari e l'ubbriachezza fa minor strage in Italia che altrove. Noi siamo per testimonianza degli stranieri il popolo più sobrio e frugale fra le nazioni civili. Ed è quindi con vera soddisfazione che dopo aver sentito terminare parecchie delle precedenti conferenze col dire che noi dobbiamo imitare i francesi nella fabbricazione del vino, che dobbiamo imitare i popoli d'oltre Alpi nel commercio del vino, che dobbiamo imitare gli stranieri nella coltura della vite, posso ora conchiudere che non dobbiamo imitare le nazioni più civili nell'abuso del vino, ma perseverare in quella sobrietà ed in quella frugalità che sono doti meritamente apprezzate in molta parte del popolo italiano.

[VII-1] J. Ranke, Grundzüge der Physiologie des Menschen, 1872, pag. 177.

[VII-2] A. Mosso, Sulle variazioni locali del polso nell'antibraccio dell'uomo. R. Accademia delle Scienze di Torino, novembre 1877.

— Sulla circolazione del sangue nel cervello dell'uomo. Atti della R. Accademia dei Lincei, 1880.