È proprio l'opposto di quanto accadde tra le ricchezze e i monumenti, fra gli splendori e la complicata civiltà delle maggiori città Italiane.
Qui non occorsero eserciti a domare ribellioni, che non vi furono. Un tribunale di frati, un carcere, un rogo bastarono a far tacere per sempre ogni voce fuori di chiave.
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Fu un bene? fu un male? È l'ultimo problema, che nasce spontaneo dalla storia, di cui ho cercato disegnarvi appena i lineamenti principali, ma ormai l'ora è passata ed io non posso che proporlo e dirvi: “pensateci, se vi piace, signore!„ Non curarsi affatto di tali problemi è vecchia abitudine Italiana, prodotta anch'essa in origine dal doppio e contradditorio impulso del Rinascimento critico e razionalista e della grande e opprimente reazione Cattolica del secolo XVI; ma non direi che tale abitudine sia per l'Italia un titolo e un segno di morale e filosofica superiorità. A giudicare da certi effetti mi parebbe quasi il contrario. Ad ogni modo, ripeto, se vi piace e non v'affatica di troppo, pensateci su!
L'ASSEDIO DI FIRENZE[1]
DI
ISIDORO DEL LUNGO.
I.
Signore e Signori,
La storia della democrazia fiorentina è fin dai primi periodi storia di fazioni e di gare, alle quali sovrappone le sue virtù benefiche e conservatrici il sentimento della grandezza del Comune; l'amore, il culto, per la “nobil patria„ della quale i Fiorentini, appartengano ad una o ad altra fazione, sono tutti a un modo orgogliosi e fieri. Guelfi e Ghibellini presto passano: rimane nello Stato la tradizione Guelfa, perchè la più consentanea al reggimento popolare: ma in quanto Guelfi ha voluto dir Chiesa, e Ghibellini Impero, Firenze ha conservata intatta e immota la pietra angolare dello stato suo, Popolo e Libertà. Bonifazio VIII ci ha spuntate sopra le armi della frode e della violenza teocratica; Arrigo VII c'intoppa nel suo passaggio italico, e le armi imperiali cingono d'inutile assedio le mura della città, che riman chiusa a Cesare e al suo Poeta. Alle ambizioni ecclesiastiche Firenze tributa cauto ossequio e, occorrendo, fiorini; ma libertà, no: alle violenze, risponde con la Guerra degli Otto Santi. I Cesari venturieri possono alleggerirle l'erario; ma nel palagio del Popolo l'aquila non annida. Fu forse vendetta di questa sconfitta imparziale, in cui Firenze repubblicana avvolse entrambi la Chiesa e l'Impero, che per l'alleanza appunto di queste due grandi forze dominatrici invitte del mondo medievale, la libertà di Firenze rimanesse schiacciata. Ma che per ischiacciarla non ci volesse meno di quell'alleanza, e che fosse alleanza funesta universalmente alla libertà umana; e che il saccheggio di Roma papale, perpetrato dagli scherani dell'Impero, precedesse, e quasi preludesse, alla caduta della nostra Repubblica, come apparecchio mostruoso d'una catastrofe scellerata: questa è gloria, quale solo accompagna la rovina di quelle grandezze il cui ricordo rimane nella storia della civiltà augusto e venerando; nè su pagina più luminosa e più tragica potevano scriversi gli ultimi fasti della libertà fiorentina.