Eran del sangue barbaro e latino,

Che fiera stella dianzi a furor mosse;

E vidi un morto all'altro sì vicino,

Che, senza premer lor, quasi il terreno

A molte miglia non dava il cammino.

Ma la vittoria di Ravenna fiaccò e disciolse l'esercito francese; e il duca dovè nel luglio andare a Roma, con salvacondotto, alla sottomissione. Se non che Giulio troppo incalzava con le pretese, e poco cedeva Alfonso; che finalmente, non ostante il salvacondotto, ebbe di catti di scampar dalla grand'ira di Secondo tra le armi dei Colonna, che lo tenner celato tre mesi nel loro castello di Marino, onde sotto più travestimenti, di cacciatore, di famiglio, di frate, si salvò per la Toscana a Ferrara nell'ottobre. L'Ariosto accompagnò tra quei pericoli e in quelle fughe e travestimenti il signore; e il primo d'ottobre in riparo a Firenze scriveva a un Gonzaga: “Sono uscito delle latebre e dei lustri delle fiere e passato alle conversazioni degli uomini. Dei nostri pericoli non posso ancora parlare: animus meminisse horret luctuque refugit. Da parte mia non è quieta ancora la paura, trovandomi ancora in caccia, ormato da levrieri, da' quali Domine ne scampi. Ho passato la notte in una casetta da soccorso, vicin di Firenze, col nobile mascherato, l'orecchio all'erta ed il cuore in soprassalto„. Nel marzo del 13 con la elezione di Leone X rinacquero o crebbero le speranze di meglio nel duca e più forse in Ludovico, che era stato dei famigliari del cardinal de' Medici, e che súbito mandato a Roma per faccende ducali vedeva intorno al nuovo papa i suoi vecchi amici, il Divizio, il Sadoleto, il Bembo. Se non che ben presto (7 aprile) scriveva con la sua ironia bonaria a Ferrara: “È vero che ho baciato il piè al papa, e m'ha mostrato di odir volentera: veduto non credo che m'abbia, chè dopo che è papa non porta più l'occhiale. Offerta alcuna nè da Sua Santità nè da li amici miei divenuti grandi novamente mi è stata fatta: li quali mi pare che tutti imitino il papa in veder poco.„ Di Bernardo Divizi aggiungeva: “È troppo gran maestro, ed è gran fatica a potersegli accostare; sì perchè ha sempre intorno un sì grosso cerchio di gente che mal si può penetrare, sì perchè si convien combattere a dieci usci prima che si arrivi dove sia: la qual cosa è a me tanto odiosa, che non so quando lo vedessi: nè anco tento di vederlo, nè lui nè uomo che sia in quel palazzo.„ E conchiudeva: “Io intendo che a Ferrara si estima che io sia un gran maestro qui: io vi prego che voi li caviate di questo errore.„ Meglio che la fortuna gli arrise l'amore: di ritorno da Roma in Firenze, per le feste di San Giovanni, s'innamorò fermamente della fiorentina Alessandra Benucci, per la quale scrisse rime bellissime, e la cui leggiadra imagine egli vagheggiava tra le favoleggiate battaglie e dinanzi alle ferite del più gentile de' suoi cavalieri (nel c. XXIV):

Così talora un bel purpureo nastro

Ho veduto partir tela d'argento

Da quella bianca man più ch'alabastro

Da cui partire il cor spesso mi sento.