Sol la virtù che 'l tuo bel ciglio versa.

E così il Magno, che d'ingegno non mancava, corruppe miseramente altre poesie sue, di mossa ardita e promettente.

Sembrin le piume tue pungenti spine

A chi 'l corpo ti crede e pace spera,

Ingrato letto!

L'intonazione non potrebbe esser migliore: avrà fiato il poeta per arrivar fino in fondo? Non gli regge neppure a compiere la prima quartina:

. . . . e in te sanguigna schiera

Di sozzi, avidi vermi il ciel destine.

Il dir troppo è gran nemico del dir bene. Talvolta non si fermavano a tempo, tale altra s'indugiavano ne' preparativi. Un confratello del Magno, Orsatto Giustinian, chiude un sonetto di domande alle varie parti del corpo, con le risposte loro, a questo modo eccellente: ha un ritrovo con la donna sua, tra breve la rivedrà, la udirà parlare; e domanda al cuore:

Ma tu, cor, perchè vai così tremante