Quel che è peggio, moriva tra gl'improperii e gli sghignazzamenti d'una turba sguaiata, che le aizzavano contro Pietro Aretino e Nicolò Franco; incapaci d'un'alta parodia estetica, quale fu poi pe' romanzi il romanzo del Cervantes, ma capacissimi di satire mordaci. Garbo non ebbe forse che un poeta vero, il Berni; dico in tali battaglie contro il petrarchismo; il Berni, di cui rammentai il sonetto sulle bellezze della donna sua, e che chiudeva così in pochi versi la sentenza giusta e ragionata, contrapponendo ai pedissequi del Petrarca Michelangelo Buonarroti, poeta vero anche lui:

Ho visto qualche sua composizione:

Sono ignorante, e pur direi d'avelle

Lette tutte nel mezzo di Platone;

Sì, ch'egli è nuovo Apollo e nuovo Apelle:

Tacete unquanco, pallide viole,

E liquidi cristalli e fere snelle;

Ei dice cose, e voi dite parole.

Questo unico poteva essere il rimedio; in ciò soltanto la guarigione. Ma a dir cose non basta, nell'arte, la buona volontà; bisogna averle nel pensiero, sentirle entro sè, saperle esprimere in modo che appariscano cose anche agli altri. Per ciò, fu tentativo inefficace, sebbene lodevole, quello del Della Casa e del Guidiccioni che, sperando migliorare la musica, si contentarono di riaccordare l'istrumento. Il Petrarca, come nel resto dell'arte sua, era stato anche nei metri non tanto inventore quanto purificatore; che è, del resto, legge costante nei grandissimi e perfetti per tutti i generi e per tutte le forme estetiche: non si era valso che della canzone e del sonetto semplice, con qualche sestina, qualche ballata, qualche madrigale; e la scelta severa fu dalla riforma del Bembo consacrata agli imitatori. Di più, in quei metri stessi, l'orecchio squisito del maestro aveva fissate le pause, con rispondenza continua tra il ritmo e la sintassi, il suono ed il pensiero: da ciò, come accade, la monotonia de' seguaci. Onde dovè apparire al Della Casa un gran fatto quando osò, contro le pause determinate dagli esemplari e dall'uso, svolgere i suoi periodi, nel sonetto, dall'una all'altra quartina, dalle quartine nelle terzine, e rompere il verso con quello che i romantici francesi chiamarono, in una riforma consimile, gli enjambements.

O dolce selva solitaria, amica